Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha indicato la possibilità che un incontro tra i negoziatori di Ucraina, Russia e Stati Uniti si svolga già nel corso del mese di settembre. La dichiarazione, rilasciata a Kiev l'8 settembre 2026, segue colloqui separati che gli inviati statunitensi hanno tenuto nel fine settimana a Mosca e nella capitale ucraina. Il punto centrale riguarda una riunione con la partecipazione dei tre tavoli negoziali, in un formato che coinvolgerebbe Russia, Ucraina e Stati Uniti.

Zelensky ha collegato l'eventuale incontro alla disponibilità delle parti e ha indicato l'autunno come periodo utile.

Il presidente ucraino ha detto ai giornalisti: “Se tutte le parti sono d'accordo, vogliamo tenerlo anche in autunno. Se settembre va bene, sarebbe ottimo. Prima avviene, meglio è”. Non sono stati forniti dettagli su una sede per il possibile appuntamento e non è stato delineato un ordine del giorno.

Il formato indicato da Kiev

La formula richiamata da Zelensky prevede negoziatori russi, ucraini e statunitensi. Il riferimento temporale è settembre 2026, dentro una finestra utile se tutte le parti confermano la propria disponibilità. Ciò segue i contatti separati del fine settimana: gli inviati degli Stati Uniti hanno avuto incontri distinti a Mosca e a Kiev, senza un confronto congiunto tra le delegazioni indicato nella dichiarazione.

Una precedente ricostruzione aveva già collegato settembre alla possibilità di colloqui tra gruppi ucraini e russi con la presenza di rappresentanti statunitensi. In quel quadro, Kyrylo Budanov, capo dello staff del presidente ucraino, aveva parlato di colloqui possibili a settembre e dell'inclusione di rappresentanti degli Stati Uniti. Il riferimento riguarda il medesimo ambito negoziale richiamato da Zelensky: un contatto tra delegazioni ucraine e russe con un ruolo statunitense al tavolo.

Il contesto dei precedenti negoziati

Nel contesto già delineato prima della dichiarazione dell'8 settembre, l'Ucraina puntava a rilanciare il confronto. I colloqui guidati dagli Stati Uniti si erano fermati nel corso dell'anno dopo il rifiuto ucraino di accettare richieste russe di cessione.