Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato un attacco russo a una centrale elettrica di Kiev, avvenuto l'11 ottobre 2026, poche ore dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva annunciato una "tregua energetica" tra Russia e Ucraina. L'episodio specifico, che ha visto l'impiego di un drone 'Shahed' nella capitale ucraina, si inserisce in un più ampio e preoccupante contesto di nuovi e reiterati raid contro le infrastrutture energetiche strategiche del paese.
Zelensky ha voluto porre in forte evidenza la stretta e quasi immediata sequenza temporale che lega la dichiarazione statunitense all'offensiva russa.
Attraverso un post diffuso sui social media, il leader ucraino ha affermato con chiarezza: "I russi hanno colpito una centrale elettrica a Kiev con un drone 'Shahed'". Il medesimo messaggio ha poi specificato che, in seguito all'incursione su Kiev, si sono verificati ulteriori attacchi contro altre infrastrutture energetiche nella regione di Kharkiv.
La risposta agli annunci di tregua
Nel dettagliato resoconto fornito dal presidente Zelensky, l'elemento più cruciale e significativo risiede nel rapporto diretto e apparentemente provocatorio tra l'annuncio della tregua energetica e i raid sferrati con tempismo quasi immediato contro gli impianti ucraini. Il presidente ha voluto sottolineare con forza questa successione degli eventi, dichiarando testualmente: "E tutto questo è accaduto DOPO che il presidente degli Stati Uniti ha rilasciato la sua dichiarazione su una tregua energetica".
La regione di Kharkiv è stata menzionata come un'area particolarmente colpita dopo l'attacco alla centrale elettrica di Kiev. In particolare, è stato segnalato un raid specifico contro l'impianto termico CHP-5 di Kharkiv, avvenuto nella serata dell'11 ottobre 2026. Questa struttura, considerata fondamentale per la produzione energetica locale e la fornitura di servizi essenziali, rientra pienamente nel quadro degli attacchi mirati e sistematici alle infrastrutture energetiche ucraine.
Il bilancio degli attacchi alle infrastrutture
La comunicazione ufficiale attribuita al presidente Zelensky ha delineato un bilancio drammatico e allarmante degli attacchi subiti. Nella stessa settimana, sono stati registrati più di 200 attacchi contro le infrastrutture ucraine di generazione e trasmissione elettrica.
A questi si aggiungono 17 attacchi contro siti del gas e del petrolio, evidenziando una strategia di ampio raggio. Questa serie di incursioni ha causato un numero significativo di vittime, con oltre 150 morti e più di 700 feriti, aggravando ulteriormente la crisi umanitaria.
Nonostante la gravità della situazione e le continue offensive, Zelensky ha espresso la disponibilità dell'Ucraina ad accogliere l'accordo annunciato da Trump. Tale accettazione è però esplicitamente subordinata a una cessazione reciproca e verificabile degli attacchi contro le infrastrutture energetiche vitali da parte di entrambe le nazioni coinvolte. L'Ucraina si è detta pronta a fermare i propri attacchi se Mosca farà altrettanto, sottolineando con fermezza l'importanza che la tregua diventi una realtà concreta e non solo una dichiarazione.