La capitale meneghina è colpita da maltempo, ma chi lotta con le unghie e con i denti per salvaguardare il proprio posto di lavoro non si arrende: continua da ormai dodici giorni la lotta dei venditori di souvenir che lunedì 4 novembre, su decisione del Comune di Milano, hanno visto serrare davanti ai loro occhi i chioschi che da più di trent'anni producevano un profitto tale da garantire un regolare stipendio ai proprietari e ai cinque dipendenti impiegati. Vediamo che cosa è successo.
Il Comune di Milano, con un provvedimento del 9 novembre 2012, nega il rinnovo della concessione agli spazi commerciali situati in piazza Duomo (fronte Autogrill) e piazza della Scala, rispettivamente aperti e operativi dal 1949 e 1957, revocandone di conseguenza la relativa attività commerciale. Poco meno di due settimane fa il provvedimento è divenuto effettivo, i chioschi sono stati sequestrati e i commercianti si sono trovati disoccupati in attesa che il Comune assegnasse loro un nuovo luogo dove svolgere la propri attività. Da quel momento è iniziata la protesta: gli ambulanti si sono incatenati ai chioschi sequestrati, suscitando l'interesse della stampa e della trasmissione televisiva Quinta Colonna; una volta tagliate le catene, però, la rivolta pacifica è continuata silenziosa davanti alle porte di Palazzo Marino. "Per tre giorni ho fatto lo sciopero della fame, ma nessuno è venuto a chiedermi come stessi" - dichiara una dei cinque dipendenti assunti a tempo indeterminato e che ora rischiano di restare senza lavoro.
Il Tar della Lombardia, al quale Andrea Carmine De Muzio, titolare dello storico chiosco in piazza Duomo, si è rivolto affinché tale provvedimento venisse annullato, ha respinto il ricorso, stabilendo tuttavia che il luogo in cui gli esercizi commerciali potessero essere dirottati avrebbe dovuto essere "equivalente" a quello in cui essi erano siti in precedenza. Equivalente, per chi trae guadagno dalla vendita di souvenir, significa necessariamente trovarsi in un luogo di passaggio ad alta densità turistica, fatto questo che il Comune sembra non tenere in considerazione proponendo in alternativa luoghi come via Garibaldi angolo via Statuto, piazza Missori, piazzale Cadorna, piazza Bertarelli, Arena Civica, via Canova angolo piazza Sempione, piazza della Repubblica angolo Bastioni Porta Venezia, luoghi centrali sì, ma non adatti a quel tipo di attività.