In queste settimane prosegue intensa l'attività parlamentare per approvare, entro fine anno, il Jobs Act, la riforma del mercato del lavoro che, secondo fonti del governo, dovrebbe rilanciare l'occupazione in Italia. Tutto passa, tra fuoco e fiamme dei sindacati, dalla modifica dell'articolo 18. Il nuovo contratto a tutele crescenti nasce quindi sotto la mannaia dei sindacati (e della minoranza Pd ndr) ma avrà un ruolo chiave nella crescita dei prossimi anni.

Innanzitutto godrà per i primi trentasei mesi dello sgravio fiscale sulle nuove assunzioni. Il nuovo contratto prevede per le aziende che assumono con il nuovo contratto un taglio del cuneo fiscale totale per i primi tre anni. Dall'intesa Renzi - minoranza Pd le nuove regole escluderanno i licenziamenti economici il reintegro che sarà comunque tutelato da un indennizzo economico ancorato agli anni di servizio.

Non solo introduce limiti ai licenziamenti discriminatori e disciplinari e identifica termini certi per la loro impugnazione. Ad attuare queste norme saranno i decreti che saranno emessi in una fase successiva. Tuttavia è possibile analizzare le singole fattispecie dei licenziamenti.

Licenziamenti discriminatori

Per quanto riguarda i licenziamenti legati ai cosiddetti licenziamenti discriminatori, ovvero quelli avvenuti durante, congedi per malattia, maternità, paternità o semplicemente per il matrimonio, la tutela è quella già prevista attualmente.

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In caso quindi di licenziamento si potrà chiedere il reintegro ma anche il danno calcolato sulle mensilità non percepite nel periodo di "licenziamento discriminatorio". La norma vale per tutte le aziende e non si considerano il numero di dipendenti.

Licenziamenti economici

La materia che ha subito maggiori modifiche riguarda i cosiddetti licenziamenti economici ovvero quelli che riguardano il bilancio o la situazione organizzativa aziendale.

Alla base dell'allontanamento dal posto di lavoro non c'è la possibilità di reintegra ma un indennizzo di natura economica che non comporta una riassunzione del dipendente. Nel caso in cui si accerti l'insussistenza della situazione della crisi aziendale si applica la legge Fornero che prevede anche il reintegro.

Licenziamenti disciplinari

Per i licenziamenti disciplinari, il Jobs Act emendato in questi giorni non prevede reintegro immediato ma tale fattispecie dovrà essere legata ad un licenziamento ingiusto.

Tutto da dimostrare. In sintesi mentre oggi la rottura del rapporto di fiducia tra lavoratore e datore di lavoro viene sempre giudicata a sfavore del datore di lavoro, con il nuovo articolo 18 si dovranno motivare i reali motivi e solo in caso di insussistenza ci sarà il licenziamento. I decreti specificheranno meglio i casi per non lasciare margine discrezionale ai giudici.

Termini per i licenziamenti

I termini di impugnanzione per il Jobs Act devono essere certi.

Per questo deve essere impugnato entro sessanta giorni dalla comunicazione del datore. In passato entro sessanta giorni dalla comunicazione dei motivi del licenziamento che spesso non era contestuale. L'azione giudiziale può essere intrapresa entro 180 giorni. Depositato il ricorso il giudice deve convocare le parti entro i quaranta giorni successivi.

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