L’attentato di Parigi ha lasciato delle ferite indelebili in Francia e nel mondo occidentale. Si parla molto della strage. Un dato però non emerge dalle cronache nazionali: la condanna "senza se e senza ma" di una gran parte del mondo islamico agli attentati di venerdì 13 novembre. “Quelli dell'Isis non ci rappresentano” dicono in coro le comunità islamiche.

Il dato che emerge da queste dichiarazioni deve far riflettere.

L’Isis si può combattere sul piano del dialogo prima che dal punto di vista militare. Si può vendicare il sangue dei fratelli francesi con un’arma che farebbe male almeno quanto i bombardamenti: il dialogo. Se il mondo islamico si dovesse ribellare a questa escalation senza fine di barbarie, l’Isis sarebbe sconfitta sullo stesso piano ideologico su cui fonda la sua esistenza. Del resto, Maometto non ha mai ammazzato nessuno.

L’esempio di tale apertura è ripreso dalle intenzioni di Papa Francesco che vuole un Giubileo che serva ad incontrarsi, comprendersi e superare l’odio reciproco. Roma ed il Vaticano sono tra i punti a rischio dell’Europa ed in molti scommettono che la capitale italiana sia una delle prossime tappe dei tagliagole dell’Isis. Nonostante ciò la Santa Sede non farà un passo indietro sulle sue intenzioni iniziali: i diritti umani, il dialogo ed il rispetto reciproco sono le basi su cui fondare l’età moderna a cominciare dal Giubileo.

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Papa Francesco

“La paura non fermerà l’opera di misericordia del Papa”. Con queste parole, il segretario di Stato Pietro Parolin ribadisce con fermezza che il giubileo sarà un’occasione di dialogo. Pur ribadendo che lo Stato deve difendere i cittadini e deve utilizzare tutti i mezzi per salvare vite umane in Siria ed in Iraq (non solo cattoliche ma anche di altre religioni ndr) ed in tutto il mondo, il pontefice per bocca del suo segretario di Stato riconosce che ci sia bisogno di fermezza nel diffondere lo spirto di dialogo  per sconfiggere l’odio dei giovani Jihadisti.

L’unità dal punto di vista religioso, morale e militare servirà a costruire una pace duratura e stabile che ponga tutte le popolazioni sullo stesso piano di dignità. Se si vuole salvare l’Europa ed il mondo dalla minaccia dell’Isis, l’arma migliore è il dialogo. In fondo, indipendentemente dalla religione, si è tutti uomini con gli stessi diritti e le stesse capacità di dialogo. E questo i governanti devono capirlo e metterlo in pratica.

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