Non si esaurisce il dibattito in tema di pensioni lavoratori precoci e previdenza: quella che inizia oggi è una settimana decisiva, con la proposta Gnecchi-Damiano che dovrebbe in particolare ricevere un responso definitivo. La manovra dei due membri della Commissione Lavoro mira nello specifico a limitare il numero di soggetti interessati ogni anno dalla riduzione percentuale dei trattamenti pensionistici (le cosiddette penalizzazioni), e nonostante le premesse non siano positive (a breve vedremo le dichiarazioni rilasciate dal ministro Padoan) c'è grande attesa per capire se possa finalmente arrivare un primo importante passo relativo al caso Pensioni lavoratori precoci.

Il problema delle penalizzazioni è molto rilevante e fortemente connesso a quello delle pensioni minime, con lo stato italiano ad esser stato più volte richiamato ad incrementarne l'ammontare per 'consentire ai recettori di vivere in condizioni dignitose'. Ebbene, l'emendamento presentato alla Legge di Stabilità dal M5S è stato bocciato, con il ministro Boschi ad essersi dunque rilevata profetica. Nonostante un dibattito che sembra comunque rifiorire (non solo in merito al caso pensioni lavoratori precoci ma anche in riferimento all'intera questione previdenziale) dobbiamo registrare la 'latitanza' di Renzi e la 'pigrizia' del ministro Poletti, che ormai da diverse settimane non interviene sulla materia previdenziale.



Pensioni lavoratori precoci, penalizzazioni e pensioni minime: Renzi, Boschi e Poletti - Padoan traccia la via

Come sottolineato in apertura, il caso pensioni lavoratori precoci potrebbe essere presto interessato da importanti novità: in settimana gli organi competenti si esprimeranno sull'emendamento Gnecchi-Damiano che chiede come le norme relative alle penalizzazioni sugli assegni pensionistici non trovino applicazione 'limitatamente ai soggetti che maturano il previsto requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017', con le ultime indicazioni provenienti da Palazzo Chigi a non far comunque presagire nulla di buono. Il problema sta tutto nelle coperture economiche, ma in merito alla volontà o meno di Renzi e del suo governo di destinare risorse al comparto previdenza non possiamo che prendere come riferimento le dichiarazioni rilasciate dal ministro dell'Economia Padoan: 'Il debito italiano è molto più sostenibile rispetto a quello della maggior parte dei paesi UE grazie all'introduzione di profonde riforme pensionistiche negli ultimi anni'. Tradotto dal politichese la spesa previdenziale andava abbassata e perciò negli ultimi anni si è assistito ad 'un'emorragia di risorse' senza precedenti che ha generato una marea di categorie disagiate e gettato nello stato di semi povertà centinaia di migliaia di lavoratori. Certo, ridurre le penalizzazioni sugli assegni previdenziali non risolverebbe il caso pensioni lavoratori precoci ma potrebbe essere un primo importante passo.



Esulando per un istante dal solo caso pensioni lavoratori precoci appare interessante focalizzarsi su una questione comunque attinente al problema delle penalizzazioni e collegata all'ammontare delle pensioni minime. L'Italia ha bisogno di intervenire per prevedere assegni più congrui, ma come aveva sottolineato il ministro Boschi quale tempo fa - 'Sulle pensioni minime lavoreremo dal 2016 in poi' - l'emendamento presentato dal M5S che chiedeva un incremento delle stesse pensioni minime è stato bocciato: 'Ai soggetti titolari di unico trattamento pensionistico o di più trattamenti pensionistici la cui somma degli importi percepiti non superi la soglia di seicento euro viene comunque corrisposto un rateo integrato nella misura minima di 600 euro per dodici mensilità' recitava l'emendamento in definitiva incentrato sul garantire una soglia mensile minima quantificata in 600 euro totali. Voi che cosa pensate di questa bocciatura? Dateci un giudizio commentando l'articolo qui sotto! Se desiderate rimanere aggiornati vi invitiamo a cliccare il tasto 'Segui'.