La Scuola italiana si mobilita in massa contro il DDL Renzi, nell'estremo tentativo di bloccare l'approvazione della 'Buona Scuola'. Vi abbiamo parlato ieri di come la Toscana, a cominciare proprio dall'Istituto Balducci di Pontassieve dove insegna la moglie del premier, Agnese Landini, si stia opponendo con forza alla riforma, ma in diverse zone del nostro Paese, la 'guerra' è ufficialmente partita. Sono diverse le mozioni dei collegi docenti che chiedono principalmente il ritiro del disegno di legge.

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Vediamo di riassumerne alcune.

Riforma Renzi, partono le mozioni per il ritiro del DDL

A Roma, il collegio dei docenti dell'Istituto IISS 'Di Vittorio-Lattanzio' ha approvato all'unanimità una mozione in cui si chiede, tra l'altro, anche l'adeguamento del contratto e la stabilizzazione dei docenti precari. Anche a Teolo, in provincia di Padova, i docenti e il personale ATA dell'Istituto Comprensivo hanno sottoscritto una mozione, approvata anche in questo caso all'unanimità, per il ritiro immediato del ddl. Stesso discorso per il collegio docenti del liceo 'Ainis' di Messina e per quello del liceo scientifico 'Raffaele Lombardi Satriani' di Policastro, in provincia di Crotone. 

A Perugia, marcia contro DDL Renzi, in difesa della scuola pubblica

Non solo mozioni, ma anche manifestazioni vere e proprie in difesa della scuola pubblica. E' il caso di quella prevista oggi, domenica 24 maggio, a Perugia e organizzata dai sindacati confederali (Flc-Cgil, Cisl e Uil Scuola, più Gilda insegnanti e Snals). Nel capoluogo umbro si svolgerà una marcia intitolata 'Noi, la vera scuola': il luogo di ritrovo è in via Bonfigli e l'orario di inizio è fissato alle 9.30. 
A questa marcia potranno partecipare tutti coloro che hanno a cuore il futuro della scuola pubblica, a cominciare ovviamente dai docenti, dagli ATA, passando per gli studenti e le loro famiglie, nonchè i dirigenti. Il corteo attraverserà Ponte San Giovanni per arrivare, poi, alla sua destinazione, ubicata in Piazza del Mercato. I sindacati scolastici dell'Umbria chiedono il cambiamento radicale del disegno di legge presentato dal governo Renzi: la mobilitazione continuerà ad oltranza finchè l'esecutivo non si deciderà a rendersi disponibile a fare dietrofront sulla riforma.
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