Dopo il no al referendum abrogativo della Legge Fornero chiesto voluto dalla Lega Nord, arriva un altro no, da parte della Consulta, alla norma che bloccava l'adeguamento delle pensioni al costo della vita per gli assegni superiori a tre volte il minimo Inps, ovvero 1443 euro. Immediata la reazione di Elsa Fornero, allora ministro del Lavoro, che allontana le critiche affermando come quella fu una decisione presa non unicamente da lei ma dal Governo, decisione tra virgolette inevitabile, adottata per consentire allo Stato di risparmiare 4,8 miliardi di euro, e sottolineiamo miliardi, nel giro di due anni, nel 2012 e nel 2013, nello specifico la somma di 1,8 miliardi il primo anno e 3 miliardi di euro l'anno successivo.

Sempre la Fornero si è giustificata dicendo che in questi ultimi mesi barra anni le sono state rimproverate diverse cose ma il blocco degli adeguamenti non fu una sua scelta e che le costò tanto prendere una tale decisione, parole che fanno ricordare un po' a tutti noi le lacrime versate in occasione di uno storico collegamento tv. 

Riforma pensioni 2015, i possibili scenari

La presa di posizione della Consulta non potrà far altro che accelerare i tempi della prossima riforma pensioni, con gli addetti ai lavori che si aspettano interventi già prima del testo della legge di stabilità per il 2016, come annunciato nei giorni scorsi dal ministro Poletti. Nell'attesa di una scelta definitiva da parte del governo su quale misura adottare, se prendere o meno in considerazione gli strumenti consigliati da Damiano, quota 100 e quota 97, entrambe malviste però dai lavoratori precoci, l'Inps - come è logico che sia - dovrà nelle prossime settimane ricalcolare le pensioni che avevano subito il taglio sulla rivalutazione. Monta nel frattempo la rabbia tra i precoci, esodati e tutti coloro che attendono delle risposte da parte dell'esecutivo che stentano ad arrivare. A questo proposito segnaliamo il commento dell'utente Marciano Mantovani: 'Quota 100 è l'ennesima presa in giro, in pensione subito chi ha 40 anni di contributi ed è disoccupato, per il resto non votare il Partito democratico se entro il 31 maggio non risolvono il problema'.