'La manovra complessiva avrà bisogno di coperture finanziarie significative: ben venga, dunque, un po’ di deficit spending con il placet dell’Europa, che porti il rapporto con il Pil dall’1,8 al 2,3%, recuperando circa 8 miliardi di euro per fare i necessari investimenti economici e sociali’: queste le parole con le quali il Presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano ha inteso riprendere il ‘dialogo’ col Governo in merito alla riforma della previdenza in via di allestimento. Chiaro il riferimento al caso Pensioni lavoratori precoci, che al pari di chi è impegnato in lavori usuranti attendono con ansia che le proprie richieste vengano accolte: a farsi portavoce di quest’ultime è lo stesso Damiano, che nel DDL 857 di cui è primo firmatario ha previsto l’ormai famosa Quota 41, misura che consentirebbe a tutti i lavoratori di abbandonare l’impiego una volta maturati 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica di riferimento.

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Il botta e risposta degli ultimi giorni in seno al PD ha messo in evidenza una diversità di vedute: troppi credono ancora che la manovra vada realizzata tenendo esclusivamente conto delle necessità dello Stato, l’ideale sarebbe invece cambiare prospettive ragionando anche e soprattutto ponendosi dalla parte dei lavoratori. E se flessibilità pare essere la parola chiave quello di ‘presa in giro’ rischia di diventare un concetto tristemente prioritario: il timore è che nonostante i roboanti proclami degli ultimi mesi si decida di optare per misure morbide che non inciderebbero quasi per nulla sull’attuale contesto di riferimento. L’impressione è che la partita decisiva stia per iniziare.

Novità pensioni lavoratori precoci e usuranti: Damiano sostiene la Quota 41 anche con disavanzo, la partita si gioca in due tempi

‘La questione del pensionamento flessibile da noi sollevato già alcuni anni fa, sta diventando centrale nel dibattito politico. Abbiamo presentato una proposta di legge che consentirebbe di andare in pensione a partire dai 62 anni di età purchè si siano maturati 35 anni di contributi e si accetti una penalizzazione massima dell’8% - ha dichiarato Cesare Damiano parlando del DDL che interesserebbe anche il caso pensioni lavoratori precoci - Non si tratta di una proposta ritagliata esclusivamente sugli attuali over 60, ma di un modello che guarda al futuro: con questa scelta si completa anche il Jobs Act, il tutto a meno che il futuro non debba essere caratterizzato solo da fabbriche di settantenni’.

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Chiaro e più che mai completo il pensiero di Damiano, che continua con un’estenuante opera di pressing ai danni di governo Renzi ed Istituzioni. Come accennato pocanzi, l’impressione è che la partita previdenziale si giocherà in due tempi. Il primo sta per iniziare, con il meeting del 9 novembre prossimo che vedrà impegnati ‘i ministeri del Lavoro e dell’Economia, l’Inps e la Ragioneria’ riuniti in pompa magna per parlare di Opzione Donna ed esodati: ‘Ho avuto modo di parlare con i ministri Padoan e Poletti - ha sottolineato ancora Damiano - i quali mi hanno assicurato l’interesse del governo a risolvere questi due problemi prima della Legge di Stabilita’.

Eccolo il secondo tempo, quella Legge di Stabilità che lo stesso Poletti addita ormai da inizio anno come snodo cruciale per l’effettiva messa a punto di una riforma previdenziale globale e univoca. Se saranno sufficienti due tempi, pensiamo ai 90 minuti nel gioco del calcio, o se invece serviranno i tempi supplementari è ancora presto per dirlo: di certo servono risposte chiare e precise. E servono presto.