I sindacalisti hanno insostenibili privilegi contributivi e pensionistici grazie allo statuto dei lavoratori e una successiva norma del governo Prodi. Ne avevano parlato anche le Iene ma ora l’Inps, nell’operazione di trasparenza “porte aperte” evidenzia l’anomalia in modo ufficiale. Secondo l’INPS i sindacalisti hanno regole contributive e pensionistiche, diverse da quelle degli altri lavoratori. Vediamo quali.

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Accredito contributi figurativi per aspettativa non retribuita

Secondo l’art. 31 dello statuto dei lavoratori, i dipendenti chiamati a ricoprire cariche sindacali provinciali o nazionali possono avvalersi dell’istituto dell’aspettativa. Nei casi in cui l’aspettativa (generalmente da datori  di lavoro privati) non è retribuita, il datore di lavoro non versa i contributi durante il periodo di allontanamento. Per sopperire alla mancanza di contributi, è previsto un accredito figurativo, a carico dell’INPS, commisurato alla retribuzione che il sindacalista avrebbe percepito in costanza di lavoro.

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Secondo l’INPS nel 2013 gli interessati all’aspettativa non retribuita nel settore privato sarebbero stati n. 2.773, ai quali si aggiungono altri 748 lavoratori del settore pubblico.

Distacco sindacale

Nel settore pubblico generalmente l’aspettativa prende il nome di distacco. Nel periodo del distacco, nonostante l’assenza di una prestazione lavorativa, il datore di lavoro originario è tenuto a continuare a versare i contributi e a erogare la retribuzione all’ex dipendente.  I distacchi sono calcolati per difetto in 1.045 nel 2013. Quindi per lo Stato e gli enti pubblici gli oneri sono veramente notevoli.

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Pensioni

Secondo il Ministero della pubblica amministrazione e la semplificazione le giornate di distacco e permessi sindacali, nel settore del pubblico impiego, hanno un costo di oltre 113 milioni di euro e sono pari al lavoro di 3.655 dipendenti . Oltre al peso finanziario non più sostenibile, vi sono ricadute notevoli sul piano organizzativo del lavoro.

Contribuzione aggiuntiva 

Nel quadro di tutele, come sopra sintetizzate, s’inserisce, come una ciliegina sulla torta, il decreto legislativo 564/96 del governo Prodi, per opera del ministro Treu.

Il decreto all’art. 3, comma 5, recita che” può essere versata, facoltativamente, una contribuzione aggiuntiva sull'eventuale differenza tra le somme corrisposte per lo svolgimento dell'attività sindacale … e la retribuzione di riferimento per il calcolo del contributo figurativo …”. Se ne deduce che il sindacato può impiegare liberamente il lavoratore in ruoli di alto livello, anche per pochi mesi, e versare contributi aggiuntivi molto alti, utili per il calcolo della pensione, sia in caso di distacco sia di aspettativa non retribuita.

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Effetto dei contributivi aggiuntivi sulla pensione

La retribuzione aggiuntiva va a sommarsi alla retribuzione figurativa o a quella versata dall’ente di provenienza. La retribuzione aggiuntiva non anticipa il diritto a pensione ma ne determina in modo rilevante l’importo, specialmente per i lavoratori del settore pubblico assicurati all’ex INPDAI. In questo settore, infatti, la quota A, fino al 1992, è ancora calcolata in base alla retribuzione dell’ultimo giorno di servizio.

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Grazie a questo sistema di calcolo, anche un solo mese di contribuzione aggiuntiva può aumentare di molto l’importo della pensione, in rapporto al numero dei contributi in possesso ante 1993. L’INPS ha esaminato alcune posizioni pensionistiche e ha rilevato che gli aumenti oscillano dal 16% al 66% . Una vera vergogna in un momento così difficile per il sistema previdenziale.

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