Non arrivano dati certamente incoraggianti in merito alla Scuola pubblica italiana, secondo quanto riferisce il rapporto europeo sull'educazione e la formazione: dispersione scolastica ancora molto alta, investimenti a favore della scuola insufficienti se rapportati al Prodotto Interno Lordo (PIL) del nostro Paese.

Siamo tra le nazioni messe peggio, non si tratta certo di una novità, soprattutto per chi la scuola la vive ogni giorno, come gli insegnanti, gli studenti e, in generale, tutto il personale scolastico.

Nonostante la riforma Buona Scuola si sia prefissa traguardi ambiziosi, di strada ce n'è ancora tanta da fare.

Investimenti per la scuola: l'Italia spende poco rispetto agli altri Paesi Europei

Secondo la Commissione Europea, l'Italia non fa ancora abbastanza: la scuola, infatti, usufruisce, in termini di risorse economiche, solo di un misero 8% della spesa pubblica. Peggio di noi c'è soltanto la Grecia. I dati dell'Education and training monitor, che si riferiscono all'anno 2013, indicano che addirittura il nostro Paese ha speso ancora meno rispetto al 2010, visto che allora la percentuale era dell'8,8 per cento.

Per avere un termine di confronto, basti pensare che le nazioni che spendono di più per l'istruzione impiegano una percentuale di risorse quasi doppia rispetto alla nostra: si tratta della Lituania e della Lettonia (15,7 per cento) e dell'Estonia (15,4 per cento).

Un altro dato sconcertante riguarda il rapporto tra investimenti per il sistema d'istruzione in Italia e il PIL: il nostro Paese ha speso solo il 4,1 per cento e anche in questo caso si riscontra una diminuzione rispetto al 2010 (-0,3%).

Peggio di noi troviamo soltanto la Spagna, la Romania e la Bulgaria, con il 4 per cento.

Laureati e dispersione scolastica: siamo in fondo alla classifica europea

Infine, arrivano altri dati preoccupanti per quanto riguarda la percentuale di laureati e il tasso di dispersione scolastica: solo uno studente su quattro riesce ad arrivare al traguardo della laurea e, in questo caso, l'Italia detiene il record negativo in Europa.

Siamo quintultimi, invece, per quanto riguarda la percentuale di ragazzi che abbandonano anzitempo gli studi: peggio di noi solo la Spagna, Malta, la Romania e il Portogallo (i dati si riferiscono in questo caso al 2014). Il Presidente del Consiglio, Renzi e il ministro Giannini dovrebbero partire da resoconti come questo, prima di poter 'sognare' la Buona Scuola.

Terminiamo con una piccola 'consolazione': l'Italia rappresenta uno dei Paesi con la percentuale più alta per quanto riguarda l'inserimento a scuola dei bambini di età superiore ai 4 anni con il 98,7 per cento.

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