Il Papa critica la società italiana, alludendo velatamente anche alla politica, asserendo che bisogna puntare sulla meritocrazia e non sulla formazione di Superuomini. Non bisogna - afferma Bergoglio - concorrere alla formazione ed all'esaltazione dei migliori, ma la Scuola deve essere aperta a tutti e basarsi sulla meritocrazia. La scuola d'oggi, secondo il Papa, si basa sulla volontà di creare un élite che mira a privilegiare solo una data categoria di alunni, escludendo, quasi, il vasto parterre di alunni che restano dall'altra parte.

Il pensiero di Bergoglio sulla scuola dei giorni nostri

Bergoglio afferma che la scuola di oggi è fortemente mirata a creare una stirpe a parte, nella quale devono apparire solo gli alunni migliori, quelli considerati più meritevoli. Le risorse educative non sono garantite a tutti i bambini ed i ragazzi: un riferimento che mira ad evidenziare la penuria di strutture e docenti in alcune strutture di determinati zone d'Italia, senza contare il resto del mondo. Anche se le parole del Papa sono più dirette verso le società industrializzate, ai paesi già sviluppati, che mirano a creare una società basata sull'apparenza e non sulla sostanza, senza tenere conto dei sentimenti e della spiritualità.

Inoltre, il Papa spende parole per i docenti: malpagati e non valorizzati adeguatamente nel loro operato di formare ed educare, oltre che nell'insegnare, ai giovani non solo ciò che viene considerato valido a livello culturale-formativo, ma di vita. Uno Stato che non punta sull'istruzione e non valorizza il senso più puro di questo nobile mestiere è un Paese che non sa avere il giusto interesse per la cultura e per il suo stesso futuro: i giovani.

Il Pontefice asserisce che non esiste più il legame tra la famiglia e la scuola e tra la famiglia e loStato e critica la mancanza di dialogo, di un vero e proprio rapporto umano tra insegnanti ed alunni. Continua, affermando che la scuola dei nostri tempi punta troppo sula rigidità e crea un divario sempre maggiore tra la scuola ed i ragazzi. Infine invita gli educatori a svolgere il loro compito al pari di una missione: li invita ad andare nelle periferie per cercare di educare gli ultimi, i poveri poiché ad essi non sia precluso il diritto all'istruzione.

Francesco definisce i poveri ricchi di esperienza, di lezioni date dalla fame, dalla miseria. Quasi ad indicare che essisono poveri in termini economici, ma ricchi in termini di vita e d'esperienza, che hanno bisogno di imparare a livello culturale, ma che hanno molto da insegnare dal punto di vista umano.

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