Sembra che per vedere la prima concreta proposta di riforma delle pensioni per il 2016si dovrà attendere il mese di marzo: a dichiararlo, è il sottosegretario all'Economia, Paola De Micheli, la quale, ospite di Mi Manda Rai Tre, ha chiarito qual è la strategia che il governo Renzi intende seguire in questi primi mesi del nuovo anno. La riforma delle Pensioni deve essere basata su alcuni principi, il primo riguarda la sostenibilità sul medio periodo e il secondo concerne la necessità di pensare un futuro previdenziale adeguato per tutti, anche per coloro che, lavorando oggi, avranno un assegno molto basso in futuro.

Nel frattempo, si fanno sempre più insistenti le voci di un nuovo avvicinamento tra Renzi e Boeri, il quale ha lanciato la sua proposta di riforma delle pensioni già a novembre e, nonostante le polemiche, sembra essere al momento in pole position. Ecco, allora, un analisi approfondita del Piano Boeri che, in sostanza, prevede l'uscita a 63 anni e 7 mesi con penalità massima del 10%; per i cosiddetti lavoratori precoci soltanto una magra consolazione con nessun requisito contributivo in cantiere ma soltanto con la cancellazione della penalità.

Il Piano Boeri di riforma delle pensioni per il 2016

La proposta di riforma pensioni 2016 di Tito Boeri prevede, essenzialmente, una decurtazione delle quote calcolate con il retributivo e non semplicisticamente un passaggio al contributivo puro.

L'uscita anticipata, dunque, può essere effettuata a partire da tre anni prima il requisito della legge Fornero e cioè a partire dai 63 anni e 7 mesi; la penalità massima dovrebbe essere del 9,4%, ma se si esce a 64 anni e 7 mesi è del 6,5% e del 3,3% con un'uscita a 65 anni e 7 mesi. Il Piano Boeri non è poi così distante dalla proposta di Cesare Damiano, il quale prevede un'uscita anticipata massima di 4 anni con un 2% annuo di penalizzazione.

Ci sono, comunque, altri requisiti: il primo è che non si può uscire prima di avere versato almeno 20 anni di contributi, il secondo è che il montante complessivo non deve scendere sotto la soglia dei 1200/1500 euro lordi mensili, il limite minimo per poter condurre una vita dignitosa.

I lavoratori precoci e la riforma delle pensioni 2016 di Tito Boeri

La vera e propria beffa riguarda, però, ancora una volta i cosiddetti lavoratori precoci. In realtà, un provvedimento in loro favore è presente nel Piano Boeri ma è ritenuto assolutamente insufficiente: in parole semplici, se un lavoratore presenta una contribuzione che preceda il 18° anno di età (dunque ha iniziato a lavorare da 'minorenne') può andare in pensione a 63 anni e 7 mesi senza alcuna penalizzazione. La proposta Boeri, su questo punto, è decisamente distante da quella di Cesare Damiano: secondo quest'ultimo, sarebbe necessario introdurre una Quota 41 che permetta l'uscita dal mondo del lavoro a chi raggiunga tale requisito.

In parole semplici, chi ha iniziato a lavorare a 16 anni, con la proposta Boeri andrà a versare 47 anni circa di contributi per ottenere la pensione e uscire a 63 anni e 7 mesi, con la proposta Damiano, invece, verserà 41 anni di contributi e potrà uscire a 57 anni. La differenza è di 6 anni circa. Per aggiornamenti sulle questioni della riforma pensionie del lavoro, cliccate su 'Segui' in alto sopra l'articolo.