In questi giorni allo studio del Governo c’è una proposta che dovrebbe poi confluire nella prossima legge di Stabilità 2017: si sta pensando di rendere obbligatoria la destinazione del Tfr a forme di previdenza complementare che sarebbero rese più convenienti grazie all'alleggerimento della tassazione e all'innalzamento della deducibilità fiscale dei versamenti. Il TFR, come abbiamo già parlato in un precedente articolo, se finora grazie al DPCM n.29/ 2015, poteva essere richiesto in busta paga per dare liquidità in più ai dipendenti, in futuro invece potrebbe essere utilizzato per fornire liquidità al sistema previdenziale.

E' ciò per evitare così un molto probabile scenario futuro drammatico.

Il Tfr, è pari più o meno all’importo di uno stipendio per ogni anno di lavoro. Per calcolarne l’ammontare, occorre dividere lo stipendio del dipendente durante l’anno per 13,5 e sottrarre lo 0,5% della somma imponibile. La liquidazione del TFR inoltre all’atto della corresponsione al dipendente, viene poi tassata con un’imposta sostitutiva. Fino ad oggi il lavoratore ha potuto infatti decidere di accantonare il TFR o in busta paga, o presso l’azienda o in un fondo di previdenza complementare. In quest’ultimo caso però il lavoratore perde la possibilità che il TFR possa essere liquidato alla cessazione del contratto di lavoro, salvo i casi di riscatti o in cui è possibile chiedere anticipazioni.

Il lavoratore quindi non potendo toccare la liquidazione, viene a privarsi di un mezzo di sostentamento importante qualora versasse in uno stato di disoccupazione. Inoltre la perdita del Tfr incide anche sulla ricchezza delle aziende, che si vedono private di liquidità.

L’idea del Governo e i possibili effetti

Tale opzione, se l’idea del governo venisse realizzata potrebbe invece diventare un obbligo.

Il lavoratore quindi per autofinanziare la sua pensione è obbligato a devolvere comunque una quota del TFR ai fondi complementari e ai fondi pensione. Tale soluzione potrebbe sicuramente rappresentare una risposta efficace ad integrazione delle future Pensioni, molto più magre, che in alcuni casi potrebbero aggirarsi addirittura intorno all’importo dell’assegno sociale.

Ecco perché l'esecutivo sta correndo ai ripari dato che la situazione previdenziale nei prossimi 15 anni si è preannunciata catastrofica. Considerato che nel 2030 si verificherà appunto un aumento del numero dei pensionati e una conseguente diminuzione del numero di lavoratori.

E poiché i soldi per pagare la pensione a tutti potrebbero non bastare il governo ha un altro asso nella manica: ovvero stabilire la devoluzione obbligatoria del Tfr all’Inps, allo steso modo dei contributi obbligatori aggiuntivi. Anche se molto spesso è stato però dimostrato non essere molto utile all’autofinanziamento della pensione personale, ma solo di quella di terzi soggetti che già hanno maturato i requisiti per percepirla.

Anche tale idea quindi nasconde però una pecca posto che depositare il TFR all’Inps potrebbe appunto voler dire aiutare chi è già in pensione ma non coloro che invece verserebbero il TFR. Per il momento le proposte del governo non hanno però trovato l’approvazione dei sindacati e delle imprese che sono decisamente contrari: il giro di liquidità che ruota intorno al TFR è stimato infatti intorno ai 22-23 miliardi di euro l’anno.

il Tfr lo paga l’Inps se l’azienda è insolvente

Dalla magistratura invece arrivano buone notizie per i lavoratori che non riescono ad ottenere il TFR dall’azienda. La Corte di Cassazione con la sentenza n.8072/2016 ha statuito che è sempre il Fondo di Garanzia dell’Inps a pagare tutti i lavoratori che non sono riusciti a recuperare il TFR da un azienda insolvente ma non fallita.

E' questo perché dopo aver ottenuto una sentenza definitiva o un decreto ingiuntivo non opposto hanno tentato un pignoramento, ma invano, perché non sono stati trovati beni da “bloccare” con la procedura esecutiva. Per altre info sul punto potete premere il tasto segui accanto al nome.

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