Il Ministro della Pubblica Istruzione, Stefania Giannini riflette sul tema attuale del rinnovo dei contratti del comparto scuola. Pur riconoscendo un assioma del tutto legittimo da parte dei docenti, rivendicando il diritto di protestare per il rinnovo del contratto di lavoro, in data 19 maggio, durante i lavori per la firma del protocollo con l'Unhcr e alla vigilia dello sciopero di ieri, la titolare di Viale Trastevere, facendo spallette, sostiene che già questo governo e i suoi maggiori protagonisti si sono prodigati sufficientemente per incentivare il lavoro dei bravi insegnanti.

Quindi, per tale motivo, la Giannini fa intendere che il mondo della scuola non deve pretendere più nulla.

Abbiamo incentivato abbastanza: inutili le lamentele e le proteste

La parolina magica, ‘incentivare’ sta a significare che questo governo, con gli 80 euro del 2015, i 500 euro del 2016 e gli imminenti bonus sul merito dei prof, ha fatto tutto quello che poteva fare. Insomma, ha indirettamente giustificato Renzi a proposito delle sue scelte politiche intraprese per risolvere i problemi endemici che gravavano da tempo sulla scuola prima del 2015. Dei veri e propri 'contentini' miracolosi, quelli renziani, elargiti al fine di tappare qualche buco di bilancio e per evitare, invece, di dare corso alle richieste pressanti e concrete dei poveri insegnanti, finalizzate all'aumento, una volta per tutte, degli sterili e insufficienti emolumenti di questi lavoratori.

Ma davvero un incentivo come i bonus in denaro e la dilagante informatizzazione nelle scuole può far sentire bene un insegnante e può fargli svolgere il proprio lavoro tra le aule scolastiche fatiscenti ma piene zeppe di strumenti informatici? La verità è che gli incentivi invocati dalla Giannini non saranno mai sufficienti a coprire il gap tra gli stipendi medi degli insegnanti europei e di quelli italiani. Gli incentivi di cui parla Stefania Giannini sono stati predisposti dal premier per addolcirsi l’opinione pubblica, le famiglie e i loro figli a discapito dei soliti professori, i quali non hanno mai creduto all'arroganza di chi credeva di cambiare drasticamente il mondo della scuola, denigrandola fino al punto di non ritorno.Le assordanti critiche e i furibondi dissensi degli insegnanti in questo anno e mezzo non sono serviti a nulla, anzi, il potere contrattuale dei sindacati (quelli di serie A) è finito per perdere improvvisamente vigore, fino ad annientarsi completamente.

Il dato dell’adesione di ieri, 20 maggio 2016, testimonia, una volta per sempre la scarsa considerazione e la bassissima fama che hanno i sindacati da parte del personale della scuola. In questo, i lavoratori della scuola dovrebbero ringraziare Renzi, per aver messo in luce le falle di un sistema sindacale giunto oramai alla fine della sua sterile azione di contrasto.

Bonus: l'emblema della Legge 107/15

Nel 2015 gli insegnanti con 80 euro al mese non hanno risolto i loro problemi economici, nel 2016 con le 500 euro non sono stati assolutamente incentivati solo per aver acquistato un tablet o un nuovo computer portatile o solo per aver visto un concerto dei Pooh. Inoltre, il bonus al merito non risolleverà le sorti economiche di quei poveri insegnanti vessati dalle bollette e dai mutui che gravano sulle loro spalle.

Il bonus è solo un modo per sconquassare ancora di più quelle poche arterie che ancora tengono in vita la socializzazione tra i colleghi delle stesse scuole. Renzi ha soltanto creato competizione e opportunismo tra gli insegnanti, negando loro quei pochi diritti rimasti. La parola bonus, che è l’emblema di questa riforma, ha sostituito forzosamente e arbitrariamente l’unica parola che avrebbe dovuto rappresentare, invece, una riforma concreta della scuola pubblica e cioè ‘diritti’. Diritti sempre più negati da una forza politica che si vantava di essere democratica e di sinistra ma che di sinistra non ha, purtroppo, neanche la ruota di scorta.