Se ad inizio estate, la situazione per i lavoratori stagionali, in riferimento alla probabile domanda di disoccupazione che andranno a presentare appena conclusa la stagione lavorativa, era molto negativa, oggi qualcosa è cambiato. Adesso è ufficiale un Disegno di Legge che mira ad estendere la durata del sussidio che altrimenti sarebbe stato ridotto a pochi giorni. Per carità, ancora niente è stato approvato, ma il fatto che esiste una proposta da valutare e votare, che punta a depenalizzare la naspi per questi lavoratori non può che essere una cosa positiva.

Vediamo cosa prevede il DDL e perché per molti lavoratori e per i loro rappresentanti, il correttivo sembra non bastare.

Perché si cerca un correttivo?

È stato depositato alla Camera dei Deputati un Disegno di Legge che di fatto chiede al Governo di correggere la Naspi per quello che riguarda il suo impatto sui lavoratori stagionali. Il DDL di fatto è una proposta che recepisce una risoluzione della Commissione Lavoro della Camera, la quale ha emanato un testo unico facendo sintesi di diverse proposte arrivate in Parlamento da diversi gruppi Parlamentari (M5S, Lega e PD).

La Naspi oggi funziona in maniera particolare, prendendo a riferimento la carriera lavorativa dei nuovi disoccupati, nel quadriennio precedente il nuovo stato di disoccupazione. Per il 2016 quindi, oltre alle 13 settimane di lavoro nell’anno in corso, i lavoratori possono far valere i periodi di lavoro svolti dal 2012 al 2015.

La durata della Naspi è pari alla metà dei mesi lavorati proprio in questo quadriennio.

Per un soggetto che per la prima volta usufruisce di questo ammortizzatore, cioè che ha lavorato continuativamente per 4 anni, la durata della Naspi può arrivare anche a 24 mesi. Certo, poi c’è da fare un ragionamento particolare sull’entità dell’assegno, cioè sul fatto che fin dal quarto mese di incasso del sussidio, questo si riduce di un 3% al mese, portandolo in prossimità dei 20 mesi a ridursi drasticamente quasi della metà.

Ma per i lavoratori del settore turistico è ancora peggio perché i 24 mesi di sussidio sono praticamente impossibili. La particolarità del lavoro stagionale è la sua discontinuità. Ciò significa che si lavora a periodi di anno alterni, spesso brevi, in media tra i 4 ed i 6 mesi. Se a questo si aggiunge che i periodi del quadriennio già interessati da altri sussidi non sono utili al calcolo, evidente che per i lavoratori, la disoccupazione si ridurrebbe alla metà dei mesi lavorati nell’anno in corso, cioè tra i 2 ed i 3 mesi.

Come funzionerebbe il correttivo

L’intervento che viene richiesto è legato proprio alla saltuarietà e discontinuità della tipologia di lavoro stagionale.

Le proposte fatte al Governo mirano a rendere la Naspi legata al carattere stagionale del lavoro, cioè a concedere quanto meno una durata della Naspi aumentata da un minimo del 10 ad un massimo del 40%. In questo senso, un lavoratore con 6 mesi di lavoro ne percepirebbe quasi altri 6 di sussidio, coprendo l’intero anno, o quasi, con un reddito almeno dignitoso.

Conti alla mano, si tratterebbe, nella migliore delle ipotesi di una estensione della durata del sussidio di poco più di un mese a testa. Per i sindacati si tratta di un contentino, di poca roba rispetto alle richieste e soprattutto alle necessità dei lavoratori.

Al ritorno dalla pausa estiva sicuramente l’argomento tornerà ad essere discusso, soprattutto alla luce del fatto che con l’approssimarsi della chiusura della stagione lavorativa, i lavoratori inizieranno a presentare le istanze all’Inps. Immaginando una pioggia di emendamenti, che chiederanno il correttivo del correttivo, il rischio che tutto rimanga come oggi è abbastanza alto.

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