L’impianto generale della Legge Fornero, che ha inasprito pesantemente i requisiti per la pensione, restano sempre in piedi. La Legge di Bilancio che oggi è in Commissione per la valutazione degli emendamenti arrivati in Parlamento, apporta numerose novità che potrebbero far centrare la pensione prima del previsto a molti italiani, scavalcando la rigidità della riforma Fornero. L’accavallarsi di vecchie e nuove norme, di anticipi, contributi e di scivoli, rende la materia difficile da capire. Facciamo chiarezza su tutto quello che prevede la normativa che dal 2017 troveranno i lavoratori che cercano di capire come possono lasciare il lavoro.

Bisogna fare bene i calcoli

La prima scadenza da tenere a mente è quella del 1° marzo 2017. In riferimento a coloro che hanno perso il lavoro nel 2011 e che in base ai contributi che avevano a quella data, erano prossimi alla pensione, quella data è molto importante perché sarà il giorno di scadenza delle istanze da presentare all’INPS. Parliamo degli esodati, soggetti che di colpo, nel 2012, si sono visti spostare in là nel tempo, il giorno della pensione. Questo per via dell’impatto della Legge Fornero che diventando subito effettiva penalizzò molto quelli che adesso, entro il 1° marzo devono presentare istanza per l’ottava salvaguardia, sperando che sia l’ultima e definitiva, come qualche emendamento propone.

Non entrare nella salvaguardia impone a questi soggetti di verificare le altre uscite presenti tra le varie norme. A 66 anni e 7 mesi con 20 anni di contributi si ottiene la pensione di vecchiaia, mentre 42 anni e 10 mesi di lavoro restano i limiti per la pensione anticipata, quella che viene erogata a prescindere dai requisiti anagrafici.

Per le donne, anche nel 2017, la pensione anticipata, che altro non è che la vecchia pensione di anzianità, la si raggiunge un anno di lavoro prima degli uomini, cioè 41 e 10 mesi. Tra le novità che potrebbero consentire di raggiungere questi requisiti, il cumulo gratuito dei contributi versati in diverse casse previdenziali.

Chi ha contributi versati all’AGO, ai fondi sostitutivi dell’AGO o alla gestione separata, può ricongiungerli con quelli versati normalmente all’INPS per raggiungere le soglie necessarie, senza pagare niente a titolo di ricongiunzione e senza rimetterci nulla in termini di assegno.

Scivoli e anticipi

La novità si chiama APE e nella sua forma volontaria, consente di lasciare il lavoro a 63 anni con 20 di contributi. La pensione è erogata dall’INPS, ma in prestito tramite Banca. Dopo l’anticipo, quando saranno raggiunti i requisiti per la pensione di vecchiaia, il pensionato dovrà restituire il prestito, con interessi e spese assicurative, una trattenuta mensile sulla pensione futura, per la durata di 20 anni.

Sempre a 63 anni, APE diventa social per disoccupati involontari che da 3 mesi hanno terminato di percepire mobilità e Naspi, disabili o con disabili a carico. L’erogazione della pensione è identica all’APE volontaria, in prestito, ma in questo caso, il rimborso è a carico dallo Stato attraverso il meccanismo delle detrazioni fiscali. Per questi, servono 30 anni di contributi anziché 20. La Legge di Bilancio ha stabilito che anche per 11 categorie di lavoratori (edili, maestre di asilo, camionisti e così via) impegnati in attività reputate gravose, l’APE social può essere concessa, ma con 36 anni di contributi versati. Tutti coloro che possono beneficiare dell’APE gratuita, se si trovano ad aver lavorato 41 anni, dei quali almeno uno prima dei 19 anni, possono beneficiare della Quota 41, cioè uscire 1 anni e 10 mesi prima delle soglie per la pensione anticipata.

Da controllare infine se al 31/12/2012 si avevano già 35 anni di contributi (solo 20 per le donne) e 60 anni di età, o in alternativa 36 anni di contributi e 61 di età. In questo caso si può lasciare il lavoro con lo scivolo Fornero, a 64 anni e 7 mesi. Facoltà questa solo per lavoratori del settore privato, con la famosa quota 96.