La manovra finanziaria o Legge di Bilancio come la hanno ribattezzata quest’anno, si trova alla Commissione Bilancio che sta valutando quali emendamenti inserire nel testo che il Consiglio dei Ministri gli ha passato. La Legge sarà implementata con le proposte di correttivi che sono state depositate e che, dal punto di vista dei tecnici, saranno degne di essere inserite nel testo unico. Solo al termine di questa complessa operazione, la Legge passerà nelle aule del Parlamento per la votazione definitiva, che dovrebbe portare la manovra ad essere approvata entro fine anno.
L’esame in Commissione Bilancio, era in calendario oggi, ma è stato spostato alla settimana prossima. Sicuramente, il Governo ha preso tempo per poter meglio valutare le numerose proposte pervenute e tra queste, in prima fila c’è l’estensione di opzione donna.
Una sperimentazione i cui risultati sono oscuri
Opzione donna è il provvedimento che consente alle lavoratrici di lasciare il lavoro a 57 anni e 3 mesi con 35 anni di contributi. Le lavoratrici che scelgono questa via pensionistica anticipata devono accettare di farsi calcolare la pensione interamente con il sistema contributivo, a prescindere dal periodo in cui sono stati versati i contributi. In parole povere, esse devono rinunciare a farsi calcolare la parte di pensione spettante per i contributi versati nei sistemi retributivo e misto, riconosciuti come migliori per quanto riguarda gli importi di pensione erogati.
Il taglio si aggira intorno al 30% della pensione teoricamente spettante, ma nonostante tutto, molte sono le lavoratrici, evidentemente per motivi personali, che vorrebbero rientrare nell’anticipo. La misura è già in azione dalla scorsa Legge di Stabilità, ma solo per le donne che raggiungono i requisiti entro il 31 dicembre 2015. Il provvedimento era nato in via sperimentale, con il Governo che aveva stanziato oltre 2 miliardi di euro promettendo di verificare, a settembre 2016,quante lavoratrici avessero optato per lasciare il lavoro e se ci fossero delle somme non utilizzate tra quelle stanziate. I risparmi infatti sarebbero dovuti essere destinati all’estensione del provvedimento ad altre lavoratrici escluse per via della data utile al raggiungimento dei requisiti.
Il Ministro dell’Economia Padoan, nonostante le continue richieste, non ha ancora reso pubblici i risultati, ma il sospetto che ci siano ingenti somme utili all’estensione della misura resta vivo.
Cosa bolle in pentola
La misura è condizionata anche dall’aspettativa di vita e pertanto, l’età teorica che servirebbe oggi è 57 anni e 7 mesi. Gruppi social e comitati di lavoratrici, hanno chiesto al Governo di estendere la misura anche per altre lavoratrici, in primo luogo quelle nate nell’ultimo trimestre 1958, escluse da opzione donna per via dei 3 mesi aggiunti per l’aspettativa di vita ai 57 necessari. A dire il vero, la speranza delle lavoratrici era di una estensione definitiva, cioè di trasformare il provvedimento da sperimentale e temporaneo, in uno definitivo, iniziando da un suo allargamento fino al 2018.
Diversi emendamenti che ora sembrano in procinto di passare sono arrivati in Commissione. Nonostante i risultati ancora manchino, si va verso una prima deroga al principio sperimentale di opzione donna, cioè ad estendere la misura fino al 31 luglio 2016. In questo modo, si farebbero rientrare le donne nate nell’ultimo trimestre del 1958, salvaguardandole anche dai 4 mesi aggiuntivi per l’aumento della stima di vita già programmati. In definitiva, se le previsioni fossero confermate ed il provvedimento, corretto così come da emendamenti, tutte le donne che hanno maturato i 35 anni di contributi ed i 57 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, potrebbero beneficiare dello stesso trattamento delle colleghe che rientrarono lo scorso anno. Da sottolineare come il meccanismo sarà identico, compresa la finestra di decorrenza che posticipa la pensione di 12 mesi (18 per le autonome).