Controlli più stringenti, a partire da quest'anno, per i dipendenti privati in caso di malattia: la visita fiscale può arrivare anche durante il primo giorno di assenza dal lavoro, e il medico può essere inviato anche per controlli a campione dall'Inps. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa c’è da sapere.

Il certificato online "aiuta" la visita fiscale

Il dipendente che si ammala deve avvisare il datore di lavoro nei tempi stabiliti dal contratto collettivo applicato dall’azienda dov'è occupato.

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Per ottenere il certificato attestante la malattia, bisogna andare dal medico curante (se è assente basta un altro dottore iscritto al Servizio sanitario nazionale o la guardia medica) entro 48 ore dall'insorgere della patologia, come spiega "Laleggepertutti.it". Se ci si presenta dal medico il giorno dopo l'insorgere della patologia, si perde il primo giorno di malattia.

Il medico trasmetterà per via telematica all’Inps il certificato di malattia (con diagnosi, prognosi e indirizzo dove il dipendente è reperibile), e fornirà una ricevuta col numero di protocollo, che dovrà essere inviato anche al datore di lavoro, se è indicato nel contratto collettivo o in base ad accordi "ad hoc".

Ricevuto il certificato di malattia, il datore di lavoro privato può richiedere subito all’Inps di verificare lo stato di salute del dipendente, anche se si tratta di un solo giorno di assenza.

Parte proprio da qui il giro di vite: in passato, senza la dichiarazione telematica, la tempistica della visita fiscale era più lunga - di solito un paio di giorni - mentre oggi tutto può avvenire all’istante, e il medico può arrivare anche sulla base di un controllo a campione stabilito dall’Inps, come spiega "Il Messaggero".

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A maggior ragione, il controllo si può verificare se la malattia cade in un periodo “sospetto”, precedente o successivo a giornate non lavorative. Tutto ciò non riguarda solo le fasi a ridosso di domeniche e giorni festivi, ma anche tra festivi e turni di riposo, permessi ed eventuali licenze infrasettimanali.

Visita fiscale: reperibilità ed esenzione

Le fasce di reperibilità per il dipendente privato, cioè i giorni e gli orari in cui deve trovarsi a casa per ricevere la visita fiscale, vanno dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 sette giorni su sette, festività comprese.

I casi di esenzione riguardano chi è ricoverato in ospedale o soffre di gravi patologie che necessitano di cure salvavita. Non si deve sottoporre a visita fiscale chi è a casa per un infortunio sul lavoro o per malattia professionale, e chi soffre di una malattia derivante da un’invalidità pari o superiore al 67%, o da una menomazione.

Anche il medico curante può stabilire che il paziente sia esonerato, contrassegnando il certificato di malattia con il codice E (per esempio casi di depressione, o perché la permanenza in casa è un ostacolo alla guarigione del paziente).

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Infine si può essere esentati dalla presenza nelle ore di reperibilità per giustificato motivo (visite mediche, accertamenti diagnostici e così via), e si può ricevere una sola visita fiscale per periodo di malattia.

Visita fiscale: le sanzioni

Per giustificare l'assenza alla visita fiscale domiciliare ci sono 15 giorni di tempo. La sanzione prevede il taglio di tutta la retribuzione per i primi 10 giorni. Tuttavia se il dipendente entro 10 giorni si sottopone alla visita ambulatoriale, e se la malattia viene confermata, si procede con il ripristino della retribuzione.

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In caso di assenza nei giorni successivi al decimo si perde la metà dello stipendio mentre, se si è assenti anche al terzo controllo, viene decurtata l'intera retribuzione.

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