Giorgio Rembado, presidente dell'ANP (Associazione Nazionale Presidi), ha espresso il proprio giudizio (duro) sull'ipotesi di CCNI mobilità docenti 2017/8. Scrivendo un editoriale per il quotidiano 'Italia Oggi', Rembado punta il dito contro le 84 pagine del nuovo contratto, paragonandole alle 30 pagine 'scarse' che occorrono per contenere tutti e 139 gli articoli della Costituzione e le 18 disposizioni finale della nostra Costituzione.

Ultime news scuola, 7 febbraio: ANP su Italia Oggi 'Interessi docenti prevalgono su diritti studenti'

'Tra gli interessi legittimi dei docenti e i diritti degli studenti - scrive il presidente ANP - prevalgono nettamente i primi sui secondi.', aggiungendo che quel più è grave è che la materia relativa alla mobilità del personale docente era già stata disciplinata dalla legge 107, legge che aveva introdotto, per la prima volta in assoluto, la chiamata diretta oltre agli incarichi di durata triennale nelle rispettive sedi di servizio.

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La norma, invece, è stata spazzata via da un accordo tra Miur e sindacati che non ha alcun valore abrogativo delle disposizioni legislative. Rembado lancia frecciatine al veleno, parlando di docenti che sono tutelati dai sindacati, mentre le famiglie non lo sono e pertanto devono affidarsi al Parlamento e al Governo.

ANP su chiamata diretta: 'Esame curriculum docenti e colloquio preventivo'

Una 'stortura', così l'ha ribattezzata il presidente ANP, con la Presidenza del Consiglio dei Ministri che non ha voluto tener presente il fatto che la contrattazione collettiva non può derogare le disposizioni legislative che, in ogni caso, sono chiare e logiche.

Rembado cita, a questo proposito, i Piani triennali dell'Offerta Formativa che possono essere attuati solamente se ci si pone obiettivo quello di mantenere la coerenza con le competenze individuate attraverso l'esame del curriculum professionale dei docenti e attraverso un colloquio preventivo rispetto alla chiamata dagli ambiti territoriali. Insomma, l'Associazione Nazionale Presidi insiste nella rivendicazione dei principi legislativi contenuti nella Buona Scuola renziana, rifiutando compromessi sulla procedura relativa al passaggio dei docenti da scuola ad ambito.

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