Dal 2014 l’iscrizione alla Cassa è divenuta obbligatoria per tutti gli avvocati che si sono visti iscritti in automatico (d’ufficio) come conseguenza della iscrizione all’albo.

Da subito erano iniziati i malcontenti e le preoccupazioni, specie dei giovani avvocati, in virtù dei criteri iniqui previsti per il versamento dei contributi minimi obbligatori, fino ad arrivare alle aspre proteste di questi giorni, dovute anche agli ingenti costi di gestione della Cassa.

Oggi finalmente, dopo pesanti proteste dilagate negli COA di tutta Italia, sembra muoversi qualcosa in Commissione Giustizia della camera. E’ stato infatti ripreso l’esame di una proposta di riforma già presentata il 23 settembre 2014 (Modifiche alla legge 31 dicembre 2012, n. 247, in materia di ordinamento della professione forense). Intanto sembra confermata la “marcia” contro la Cassa prevista per il 21 aprile.

Cosa ne sarà dei contributi minimi e dell'obbligo di iscrizione alla Cassa?

Oggi gli iscritti all'albo avvocati sono obbligati a versare alla Cassa il contributo annuale fisso di 3.600 euro (ridotto del 50 per cento nei primi 6 anni), oltre l'aliquota del 4% sul fatturato.

L’art. 1 del decreto di riforma prevede innanzitutto il venir meno dell’obbligo della contribuzione minima obbligatoria e quindi di vietare alla Cassa di esigerli, a meno che non siano parametrati in misura percentuale all’effettivo reddito dichiarato.

L’intento è quello di far elaborare dalla stessa Cassa (con proprio regolamento) le aliquote per calcolare i contributi in rapporto al reddito, le condizioni ed i casi di esenzione (anche transitoria) per gli avvocati che si trovano in particolari condizioni. Insomma il nuovo sistema dovrà essere di tipo progressivo, in modo da garantire il rispetto del principio di eguaglianza sostanziale. Il nuovo sistema previdenziale sarebbe pertanto di tipo contributivo.

La proposta va ben oltre, giungendo a cancellare lo stesso obbligo di iscrizione alla Cassa mediante l’abrogazione dell’art. 21 della legge 31 dicembre 2012, n. 247. Verrebbero cancellati anche i criteri determinanti per la permanenza nell’albo: esercizio della professione in modo prevalente, continuato ed abituale.

In bilico anche l’assicurazione professionale obbligatoria, il ritorno dei patti di quota-lite

L’obbligo di stipulare una polizza professionale, che dovrebbe andare a regime dall’ottobre di quest’anno, è anch’esso oggetto di riforma e potrebbe essere spazzato via insieme alle altre norme “vessatorie” per gli avvocati.

L’assicurazione potrebbe tornare ad essere una facoltà lasciata alla prudente discrezione dell’avvocato.

Infine, potrebbero rivedere la luce i patti di quota-lite (oggi vietati), al fine di consentire al legale di concordare con il proprio cliente un onorario in misura percentuale della res litigiosa. Per restare aggiornato sulle novità di giustizia, fisco e lavoro premi il tasto Segui accanto al nome.

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