Nulla di fatto, niente decreti attuativi per APE e quota 41. Sono scaduti i consueti 60 giorni dall’uscita della Legge di Bilancio e questo lasso di tempo è quello per l’emanazione dei decreti attuativi per le varie misure della manovra. Questa prassi valeva anche per le due novità previdenziali che la Legge di Bilancio ha partorito, ma dal Governo fanno sapere che sono slittati solo di qualche giorno e che il 1° maggio APE e quota 41 saranno attive come da programma. L’incontro del 1° marzo tra Governo e sindacati ha affrontato le novità dal punto di vista dell’interpretazione di alcuni aspetti delle due nuove misure e sembra che qualcosa potrebbe cambiare rispetto al testo originale inserito nella Manovra di fine anno.
Correttivi in arrivo nei decreti?
Un primo punto che il Governo ha deciso di affrontare è il problema della continuità lavorativa di 6 anni richiesta ai lavoratori gravosi a cui potrebbe essere destinata APE sociale o quota 41. I sindacati contestano da tempo il paletto dei 6 anni reputandoli, a ragione, come vincoli insormontabili per molti lavoratori impegnati in attività logoranti, edili in prima linea. Il Governo sta valutando la possibilità di inserire una franchigia di 12 mesi a questo paletto, scontando un anno ai 6 necessari per rientrare nei requisiti di uscita sia da precoci che da richiedenti l’anticipo pensionistico agevolato. Un modo per detonare l’anomalia che renderebbe non fruibile le due novità per molti lavoratori e che potrebbe fare capolino nei decreti attuativi.
Cumulo e contributi figurativi
Un altro tema che è stato affrontato è quello del cumulo gratuito, ma non dal punto di vista della misura in quanto tale, perché abbastanza chiara, ma da come utilizzarli oltre che per pensione anticipata o pensione di vecchiaia. Il cumulo gratuito è una novità della Legge di Bilancio che consente a chi ha carriere discontinue, con contributi versati in diverse casse previdenziali, di riunificarli in quella che poi pagherà la pensione. Il tutto senza pagare nulla, cioè in maniera opposta alla ricongiunzione onerosa che grava su questi soggetti dai tempi dell’ultimo Governo Berlusconi. Il limite a questa misura è che serve solo per chi intende racimolare i 42 anni e 10 mesi (41 anni e 10 mesi per le donne) per la pensione anticipata Fornero o per i 20 anni di contributi utili alla pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi.
Il tavolo tecnico di ieri ha confermato che esiste una possibilità che nei decreti attuativi vengano inserite anche APE e quota 41 tra le misure in cui poter utilizzare il cumulo gratuito. Infine, sempre per quota 41, possibile estendere l’interpretazione dei 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni, facendovi rientrare anche quelli da malattia, maternità o cassa integrazione.