Giornata importantissima ieri per quanto riguarda i lavoratori precoci. Una loro delegazione è stata ricevuta da Marco Leonardi, Consigliere del Presidente del Consiglio in materia economica. Da registrare anche la presenza di Nannicini, come esperto previdenziale a cercare di dare continuità al lavoro svolto prima della presentazione della Legge di Bilancio nel 2016. Il lavoro svolto da Gruppo Facebook, “Lavoratori Precoci Uniti a Tutela dei Propri Diritti” sembra dare i primi tangibili risultati. I lavoratori, come riportano sulla loro pagina ufficiale di Facebook, hanno presentato al Governo due documenti con numerose richieste.

Il lavoro capillare del gruppo, non si limita solo alla quota 41 per tutti come da loro richiesta, ma si estende anche all’altra novità previdenziale, cioè l’APE. Ecco un riassunto punto per punto delle loro richieste e le risposte di Leonardi.

Documento 1

L’incontro di ieri assume una rilevanza fondamentale perché oggi è previsto il summit tra Governo e Sindacati per i decreti attuativi di APE e quota 41 e per la fase 2 di riforma. Per quota 41, il Governo ha stabilito che i beneficiari della pensione in anticipo possono essere solo quelli con 41 anni di contributi (di cui uno prima dei 19 anni di età), disoccupati, invalidi o alle prese con le 11 attività logoranti stabilite nella Legge di Bilancio, purché in continuità di assunzione negli ultimi 6 anni.

Le richieste dei precoci, riportate nel primo documento, sono diverse da quanto stabilito dal Governo. Uscita dal lavoro fissata a 41 anni di contributi per tutti, senza limiti anagrafici e paletti vari. In alternativa, con 35 anni di contributi e 62 anni di età, con penalizzazione crescente ma calmierata all’8% massima. Leonardi su questi due punti ha dato poche speranze nell’immediato, perché il Governo è ancora appeso ad un filo, cioè non si sa se arriverà o meno a fine mandato. Diverso il caso per le altre richieste dei precoci che saranno, sempre secondo Leonardi, valutate ed inserite nella fase 2 di lavoro sulla riforma, cioè su uno degli argomenti del tavolo di oggi al Ministero del Lavoro.

Si tratta della revisione dei coefficienti di trasformazione dei contributi in pensione, della revisione del calcolo contributivo, del blocco degli scatti relativi all’aspettativa di vita per i precoci, ma anche per le pensioni di vecchiaia o della vecchia anzianità. Necessario questo intervento perché dal 2019 è già previsto un ulteriore scatto di 4 mesi nell’intero panorama pensionistico italiano.

Un occhio ai decreti attuativi

Le prerogative dei precoci non distraggono lo sguardo del Gruppo sulle altre necessità previdenziali. Ecco quindi che nel secondo documento, i precoci hanno affrontato temi di stretta attualità, quelli collegati ai decreti attuativi in uscita. Viene chiesto che per l’APE volontaria venga fissata una franchigia pari all’importo previsto per l’assegno sociale.

In pratica, si chiede al Governo di farsi carico della parte di prestito pensionistico che verrà erogato ai richiedenti l’APE, una parte pari a 438 euro circa, quanto vale oggi l’assegno sociale. Un modo per ridurre l’evidente indebitamento cui andranno incontro coloro che sceglieranno l’uscita a 63 anni con pensione prestata da una banca. Per la versione assistenziale di APE, ma vale anche per quota 41, si chiede l’estensione ad altre categorie della definizione di lavoro gravoso. Secondo i proponenti, non bastano le 11 categorie previste nella Legge di Bilancio. Nello specifico, dentro anche i lavoratori del settore chimico, chi percorre oltre 30mila km all’anno per lavoro, dipendenti dei laboratori di analisi e qualunque categoria di lavoratori soggetti a contatto con sostanze dannose per la salute o agli eventi atmosferici, tra i quali operai delle industrie farmaceutiche, vigili del fuoco o vigili urbani. Su questi punti, Leonardi ha confermato che per i decreti possono essere prese in considerazione le richieste.