Il carico di responsabilità lavorative può condurre a stress psico - fisico tale che il lavoratore ad esso sottoposto in maniera regolare e continua può sviluppare patologie, anche gravi come un'insufficienza cardiaca che inducono a ritenere ragionevole il riconoscimento allo stesso lavoratore della causa di servizio.

Questo, in sintesi, quanto statuito da un sentenza della Corte di Cassazione appena depositata, precisamente la n°24361/2017 del 16 ottobre 2017. In pratica, il lavoratore è tutelato tre volte.

In primis dall'assicurazione obbligatoria sul lavoro, in secundis dall'Inail e in terzo luogo dal proprio datore di lavoro.

I fatti che hanno portato alla pronuncia della Cassazione

Il Supremo Collegio si è trovato di fronte il caso di un lavoratore, di 36 anni di età, che aveva ricevuto il delicato incarico di rappresentare in giudizio la propria azienda pubblica. Questo gli aveva procurato un eccessivo stress lavorativo che ha generato un forte scompenso cardiaco a livello coronarico. La causa di questo scompenso, dopo attenti esami clinici, è stata individuata nell'eccessivo stress in quanto il dipendente non presentava familiarità con le malattie cardiache, aveva un età abbastanza giovane e non faceva uso di alcool né era dedito al fumo.

L'orientamento giurisprudenziale attuale sullo stress e la decisione della Corte

Nel nostro ordinamento giuridico lo stress viene riconosciuto come un fattore potenziale di scarsa produttività sul lavoro. Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale lo stress può derivare oltre che da eccessivo carico di responsabilità anche da una inadeguatezza della programmazione delle attività aziendali, come pure da un ambiente lavorativo estremamente conflittuale nel quale sono frequenti le pressioni psicologiche e i rimproveri.

La stessa Corte di Cassazione si è espressa più volte sul tema dell'usura psico - fisica da lavoro. L'orientamento consolidato del Giudice di legittimità è quello di considerarlo un danno non patrimoniale causato dal datore di lavoro che non ha avuto la diligenza di apprestare tutte le cautele necessarie per garantire l'integrità fisica e morale dei dipendenti. Per poter essere risarcito il danno non patrimoniale da stress, comunque, deve essere dimostrabile davanti al giudice.

L'onere della prova grava, quindi, sul lavoratore che, comunque, può provare il danno attraverso presunzioni o indizi. Il lavoratore deve anche provare che il datore di lavoro è venuto meno ai suoi obblighi contrattuali di tutela dell'integrità psico - fisica del lavoratore medesimo ed il nesso con il sopravvenire della malattia. Inoltre, per poter usufruire della tutela il lavoratore è tenuto a comunicare al datore di lavoro se soffriva precedentemente di patologie cardiache o di altro genere.

Qualora il lavoratore abbia dimostrato compiutamente quanto sopra sarà onere del datore di lavoro dimostrare il contrario.

Cioè di aver adottato tutte le cautele necessarie per garantire l'integrità fisica e psichica del lavoratore. Ma il Giudice di legittimità precisa che non è sufficiente che il datore di lavoro provi un'eventuale concorso di colpa del lavoratore. Deve, nel caso, essere provato un comportamento doloso del dipendente o un rischio particolare generatosi dal compimento di un'attività non rientrante nei doveri lavorativi o che va al di là degli stessi.

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