La Legge di Bilancio ha riservato qualche buona novità per i lavoratori che hanno iniziato a lavorare da molto giovani. La pensione di anzianità, che la Fornero ai tempi della sua famigerata riforma ribattezzò pensione anticipata, da gennaio e per tutto il 2018 continuerà ad essere fruibile con i medesimi requisiti conosciuti oggi. Anche questa forma di pensione però subirà nel 2019 lo scatto di 5 mesi relativo all’aspettativa di vita.

Nel frattempo resta in vigore l’ormai famosa Quota 41, la pensione anticipata per chi ha contributi versati prima della maggiore età. Proprio su questa misura va registrata la novità più interessante del 2018, perché si tratta di un allargamento del suo perimetro di applicazione.

La nuova quota 41

Quota 41 è la misura gemella dell’Ape sociale perché sono nate entrambe nel 2017 con la penultima Legge di Stabilità, perché sono state avviate entrambe dallo scorso mese di maggio e perché i soggetti interessati appartengono alle stesse categorie.

Quota 41 è la misura destinata a soggetti che hanno iniziato a versare contributi prima di aver compiuto 19 anni di età. Dei 41 anni di contributi necessari per rientrare nel beneficio della pensione anticipata con quota 41, almeno uno di essi, anche non consecutivi deve essere stato versato da giovani. La misura come l’Ape sociale è destinata a disoccupati che da almeno 3 mesi sono senza ammortizzatori sociali anche se nel frattempo hanno lavorato saltuariamente con retribuzione tramite buoni lavoro.

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Pensioni

Platea di beneficiari che comprende anche invalidi con percentuale di disabilità di almeno il 74% e ratificata dalle autorità competenti o soggetti che hanno invalidi a carico dello stesso tipo (caregivers). Infine, dentro il perimetro della Quota 41 anche i lavori gravosi che nel 2018 diventeranno di più. Infatti alle maestre di asilo, facchini, infermieri delle sale operatorie o sale parto e camionisti, tanto per citare alcune delle 11 attività gravose previste lo scorso anno, vengono affiancate altre 4 categorie.

Si tratta di agricoli, marittimi, siderurgici e pescatori. Chiunque di questi che hanno completato o completeranno i 41 anni di contributi previdenziali nel 2018, si potrà uscire in anticipo senza attendere i 42 anni e 10 mesi di contribuiti necessari per la pensione di anzianità. Ultimo paletto però è quello della continuità lavorativa, perché bisogna essere al lavoro in mansioni gravose in 7 degli ultimi 10 anni.

La pensione anticipata

Anche nel 2018 la pensione anticipata, che una volta si centrava con 40 anni di versamenti (la vecchia pensione di anzianità), sarà fruibile con 42 anni e 10 mesi di contribuzione. Contributi che dovrebbero essere tutti ed a qualsiasi titolo versati, compresi i figurativi. Per le donne invece c’è lo sconto di un anno, con la pensione che si centra con 41 anni e 10 mesi di versamenti.

Tutto questo solo ed esclusivamente per il 2018, perché nel 2019 si dovranno aggiungere i 5 mesi di aumento per la stima di vita degli italiani, perciò via dal lavoro con 43 anni e 3 mesi per gli uomini e sempre con un anno esatto in meno per le donne. Aumento di requisito che non sarà applicato alle 15 categorie di lavori gravosi che rientrano nel perimetro di Ape sociale e Quota 41 che pertanto godranno della stessa pensione anticipata anche dopo il 2019.

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