Sempre più spesso si sente dire che nel 2018 i requisiti di accesso per le pensioni resteranno i medesimi di quest'anno e che il tristemente famoso aumento a 67 anni dell'età pensionabile sarà un problema con cui fare i conti solo nel 2019. Tutto vero perché effettivamente sarà il 2019 l’anno in cui l’ennesimo scatto per l’aspettativa di vita si materializzerà per quasi tutti i lavoratori. Il quasi è relativo alle 15 categorie di lavoratori salvaguardati da questo inasprimento perché alle prese con tipologie di attività troppo logoranti, i cosiddetti lavori gravosi.

Si tratta delle attività per le quali è previsto l’Ape sociale, mentre per il resto dei lavoratori, la pensione di vecchiaia nel 2019 salirà a 67 anni e quella di anzianità (pensione anticipata) a 43 anni e 3 mesi di contributi. Va detto però che una direttiva della UE a cui l’Italia si adeguerà, prevede l’equiparazione di genere di fronte ai requisiti di accesso per la pensione di vecchiaia già dal prossimo anno. Ecco perché già nel 2018 qualcosa cambierà e come sempre, in peggio per i lavoratori.

Una sfortuna essere nati nel 1953?

Fino al 31 dicembre 2017 le donne lavoratrici con una storia lavorativa di almeno 20 anni possono lasciare il lavoro a 65 anni e 7 mesi di età con la pensione di vecchiaia. Un anno di età esatto in meno rispetto ai colleghi maschi. Nel 2018 ci sarà lo stop a questo evidente vantaggio in termine di età pensionabile per le donne, perché così vuole la Comunità Europea la cui Corte anni fa sancì l’illegittimità della pensione a 60 anni per le donne del Pubblico Impiego la cui quiescenza fu adeguata a quella dei colleghi maschi, cioè a 65 anni.

Un processo di equiparazione che quindi nel 2018 si completerà per l’intero universo dei lavoratori. Tutti a 66 anni e 7 mesi, sia uomini che donne e perfino coloro che non hanno contributi a sufficienza per le Pensioni normali ed ai quali si applica l’assegno sociale. Dal 2019 poi, scalone attivo per tutti, con l’età che salirà ancora di 5 mesi, a 67 anni esatti. Per le donne dunque balzo in avanti di un anno nel 2018 e di 5 mesi nel 2019 e questo sarà un disastro per le donne nate nel 1953.

Per un pesante sistema di incastri tra norme della UE, norme Fornero e aspettativa di vita, chi avrebbe potuto andare in pensione già nel 2018, ci andrà presumibilmente nel 2020. Per le lavoratrici nate nel 1953 che avrebbero potuto centrare la pensione dal prossimo agosto, se le regole fossero rimaste le stesse di quest'anno, non dovranno attendere un anno, cioè agosto 2019 per via dell'anno in più 2018, ma addirittura gennaio 2020, per gli altri 5 mesi di surplus.

Le differenze con le nate nel 1952

Sono 17 i mesi in più necessari per arrivare all'età pensionabile per queste donne, 17 mesi di lavoro in più.

Le nate nel 1952, anche quelle nate qualche giorno prima delle colleghe del 1953 al contrario, sono quasi tutte in pensione. Perché hanno potuto sfruttare la pensione anticipata con 41 anni e 10 mesi di contributi nel caso in cui abbiano iniziato le carriere piuttosto giovani, oppure perché hanno potuto sfruttare il salvacondotto della Fornero che consentiva la pensione a 64 anni con 20 di contributi se si fosse centrata la quota 96 entro il 2012. Con la deroga Fornero addirittura, le nate nel 1952 se hanno chiuso i 20 anni di contributi entro dicembre del 2012 possono lasciare il lavoro quando vogliono.

Senza calcolare poi che chi di loro è nata entro la fine di maggio del 1952, la pensione di vecchiaia è stata centrata o la si centrerà entro il 31 dicembre 2017. L’effetto sarà terribile anche per questioni di politiche di lavoro, perché nel 2018 saranno pochissime le donne del settore privato che andranno in pensione e lasceranno spazio a nuove assunzioni. In pratica le lavoratrici nate tra il 1952 ed il 1953 o sono già in pensione, oppure ci andranno solo tra 2 anni.

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