Un decreto del Ministero dell’Economia del 16 novembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale lunedì 26 novembre. In un momento dove si fa un gran parlare di Pensioni future, per via delle discussioni e dei preparativi di quota 100 e di tutto il pacchetto pensioni della manovra, il decreto ministeriale di cui parliamo porta novità per le pensioni già in essere. Si tratta di novità positive, perché si tratta del decreto sulle perequazioni delle pensioni per il 2019.

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Gli importi degli assegni pensionistici dal 2019 saliranno in base al tasso di inflazione ed il decreto ha confermato ufficialmente questi aumenti. Oltre all’aliquota applicata per questi incrementi di assegno, il decreto stabilisce anche una modifica tecnica, con il ritorno alle fasce di perequazione della legge 388 del 2000. Di quanto aumenteranno le pensioni? Vediamo gli scaglioni applicati, le aliquote stabilite e le cifre di aumento con alcuni esempi esaustivi.

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Aumenti confermati dal MEF

L’indice di rivalutazione delle pensioni in vigore dal 1° gennaio prossimo viene confermato all'1,1%. Sulla Gazzetta Ufficiale del 26 novembre, come dicevamo, risulta pubblicato il decreto che rende ufficiale ciò che fino a lunedì scorso era solo una ipotesi. Tutto confermato, sia la stima dell’anno scorso che il previsionale 2019. Anche il meccanismo generale è confermato, con una rivalutazione che avverrà in misura progressiva in base all’ammontare delle prestazioni pensionistiche percepite dai pensionati.

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Rispetto agli ultimi anni, nei quali per la perequazione degli assegni pensionistici venivano applicati gli scaglioni previsti dalla legge 147 del 2013, il 2019 farà segnare un ritorno al passato, agli scaglioni previsti dalla legge 388 del 2000. Va ricordato che la rivalutazione progressiva delle pensioni per scaglione si basa su un calcolo che riguarda solo la parte eccedente da una fascia all’altra.

I nuovi scaglioni

Negli ultimi anni la perequazione delle pensioni era spalmata su 5 scaglioni mentre dall’anno venturo si tornerà ai 3 scaglioni. Partendo dalla rivalutazione fissata all’1,1%, questi scaglioni sono:

  • fino a circa 1539 euro di pensione mensile, cioè 3 volte il minimo rivalutazione dell’1,1%;
  • Tra 1540 e 2.565 euro, cioè tra 3 e 5 volte il minimo, aliquota dello 0,99%;
  • per le pensioni superiori alle 5 volte il trattamento minimo, aliquota 0,825%;

I nuovi scaglioni di rivalutazione non apporteranno vantaggi alle prestazioni pensionistiche fino a 3 volte il minimo perché anche con il metodo precedente, ed utilizzato fino al 2018, la rivalutazione era piena al 100%.

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Per gli assegni tra 3 e 4 volte il trattamento minimo invece, il nuovo meccanismo sarà penalizzante, perché fino al 2018 a loro era destinata una rivalutazione del 95% che adesso scende al 90%. Ripetiamo che l’aliquota si applica solo alla parte eccedente le tre volte il minimo, cioè solo per il surplus rispetto a 1.539 euro, fino ai quali la rivalutazione è sempre e per tutti del 100%, cioè dell’1,1%.

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Il meccanismo e come funziona

Per capire bene il meccanismo che adotterà l’Inps per aumentare le pensioni in base al tasso di inflazione, alcuni esempi chiariranno meglio il tutto. Un pensionato che oggi percepisce un assegno previdenziale da 1.900 euro al mese, che per quanto concerne la perequazione, si trova nella fascia da 3 a 5 volte il minimo, a gennaio dovrebbe trovare poco più di 20 euro di aumento. Infatti ad esso spetteranno 17 euro circa come rivalutazione per la parte di pensione fino a 1.539 euro, mentre ulteriori 3,50 euro per la parte di pensione che supera le 3 volte il minimo. Con il meccanismo 2018, che prevedeva il 95% del tasso di rivalutazione su tutta la pensione, avrebbe percepito meno di 20 euro. Gli scaglioni 2018 in tutti gli altri casi risultano vantaggiosi, basti pensare che per le pensioni tra quattro e cinque volte il minimo l’aliquota era pari al 75% e scendeva al 50% per gli importi più alti ancora.

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