Non è stata inserita nella legge di Bilancio che adesso è alle camere, ma la quota 100 resta la misura che dal 2019 farà ingresso nel nostro sistema previdenziale. Quota 100 sarà varata con un decreto a se stante, un collegato alla legge di Bilancio come accade annualmente con le disposizioni urgenti in materia economica e finanziaria inserite nel decreto fiscale. La manovra di Bilancio infatti ha al suo interno le cifre stanziate dall’esecutivo per un pacchetto di misure pensionistiche, tra le quali c’è proprio la quota 100.

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Si tratta di 6,7 miliardi che dovrebbero essere destinati a copertura delle nuove uscite con la nuova misura. Un provvedimento che interesserà oltre 300mila lavoratori per il quale il decreto, secondo le ultime indiscrezioni, dovrebbe arrivare intorno al prossimo Natale. La novità previdenziale cosa cambierà nel sistema italiano? Quali soggetti potranno beneficiare di quota 100? Iniziano i quesiti e le domande degli italiani che presto, se tutto andrà come confermano dalle stanze del governo, potranno sfruttare un nuovo canale di uscita dal lavoro per andare in pensione.

Pensioni e quota 100, perché si perde oltre il 20% dell'assegno nonostante la misura è senza penalizzazioni.
Pensioni e quota 100, perché si perde oltre il 20% dell'assegno nonostante la misura è senza penalizzazioni.

La misura in sintesi

La quota 100 precisa sarà appannaggio solo di soggetti che centrano entrambi i requisiti minimi previsti. Si tratta di 62 anni di età e di 38 anni di contribuzione versata. I contributi previdenziali da detenere per rientrare nel perimetro di applicazione di quota 100 sono sempre 38 e pertanto, a questa soglia devono arrivare anche coloro che hanno più di 62 anni di età e meno di 67 che nel 2019 sarà la soglia anagrafica utile alla pensione di vecchiaia.

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Infatti quota 100 non sovvertirà in maniera netta il sistema attuale che si regge ancora sulla legge Fornero e che prevede la pensione di vecchiaia a 67 anni di età e la pensione anticipata con 43 anni e 3 mesi di contributi. Su quest’ultima comunque esiste ancora la possibilità che i 5 mesi in più relativi al meccanismo dell’aspettativa di vita vengano congelati per il 2019, lasciando i requisiti per le ex Pensioni di anzianità (quelle scollegate da requisiti di età), a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Il calcolo della pensione

La quota 100 senza penalizzazioni sull’assegno pensionistico, perché il calcolo della pensione con la nuova misura sarà determinato in maniera identica a quello di qualsiasi altra misura pensionistica oggi vigente. In pratica, per chi ha iniziato la carriera lavorativa dopo il 31 dicembre 1995, il calcolo dell’assegno di pensione che si andrà a percepire è interamente contributivo. Per chi invece, sempre al 31 dicembre 1995 ha completato almeno 18 anni di lavoro, potrà sfruttare il calcolo dell’assegno con il sistema retributivo per i contributi versati fino a tutto il 2011, cioè fino al giorno prima dell’ingresso della riforma Fornero nel sistema.

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Prima abbiamo detto che la quota 100 è senza penalizzazioni di assegno rispetto alle altre prestazioni previdenziali.

Qualcosa però i lavoratori che lasceranno il lavoro con la nuova misura, lasceranno sul campo. È ovvio infatti che lasciare il lavoro prima significa versare meno contributi che poi sono quelli che incidono davvero sul calcolo degli assegni previdenziali. Un soggetto che ha già 41 anni di contributi e che andrebbe in pensione secondo le attuali norme a fine 2020 con l’attuale pensione anticipata, potrebbe sfruttare quota 100, avendo già 62 anni ed uscendo dal lavoro a fine 2019.

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Un anno prima che significa un anno in meno di contributi su cui calcolare la pensione ed un coefficiente di trasformazione più basso proprio in virtù dell’anno di anticipo. In linea di massima, solo per un anno di anticipo, ponendo come base di partenza uno stipendio di 30mila euro annui del lavoratore, si rischia di perdere tra i 30 ed i 40 euro al mese di pensione. Su uno stipendio di 30mila euro sono 10mila euro i contributi che vengono versati annualmente, cioè il 33% dello stipendio stesso. In base ai coefficienti di trasformazione dei contributi in pensione, che ripetiamo, sono più penalizzanti in base a quanti anni prima si esce dal lavoro, evidente che la pensione con quota 100 risulterà inferiore a quella anticipata.

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