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L’aspettativa di vita altro non è che la vita media degli italiani calcolata dall’Istat. Ogni anno infatti, l’Istituto di Statistica calcola la speranza di vita degli italiani e questo dato statistico viene utilizzato anche ai fini pensionistici. In pratica, aumenta la vita media dei cittadini italiani ed aumentano le soglie dei requisiti utili alle Pensioni. Un argomento che sovente è oggetto di contestazioni e critiche per la sua forma generalista. Infatti secondo i contestatori, questo dato non tiene conto delle inevitabili differenze di speranza di vita in base al lavoro svolto.

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Sta di fatto che dai governi Berlusconi ad oggi, passando per la tanto odiata riforma Fornero, proprio l’aspettativa di vita ha allontanato sempre di più le pensioni dagli italiani. Nel 2019 come conferma l’Inps, lo scatto già previsto è di ulteriori 5 mesi. Un aumento che sarà applicato a quasi tutte le prestazioni pensionistiche vigenti ed anche a misure assistenziali rivolte a soggetti privi di contribuzione e con reddito basso o ad invalidi. Alcuni nuovi messaggi dell’Inps chiariscono molti aspetti di questo inasprimento.

Il messaggio 4570 del 6 dicembre scorso per esempio, affronta questa problematica in relazione all’assegno sociale ed alle pensioni di inabilità.

In salita i requisiti

In attesa di notizie ufficiali dal governo, che oggi è ancora al lavoro per varare la quota 100, l’Inps continua ad offrire chiarimenti per quanto concerne le novità previdenziali che gli italiani si ritroveranno nel 2019. La riforma del governo Conte è ancora in lavorazione e l’Inps pertanto conferma quelle che saranno le novità 2019 già ufficiali.

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Le notizie non sono positive, perché le soglie di accesso alle pensioni continuano a salire. L’Istituto ha spiegato che a partire dal 1° gennaio 2019 ci sarà un incremento dell’età pensionabile collegato al dato statistico della vita media rilevato dall’Istat. Ecco i nuovi requisiti per le prestazioni erogate dall’Inps:

  • Pensione di vecchiaia: 67 anni per tutti con almeno 20 anni di contributi;
  • Pensione di vecchiaia contributiva: 71 anni di età con 5 anni di contributi versati ed assegno pari a 2,8 volte quello sociale;
  • Pensione anticipata contributiva: 64 anni di età e 20 anni di anzianità contributiva;
  • Pensione anticipata: 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne;
  • Quota 41: pensione anticipata per i lavoratori precoci a 41 anni e 5 mesi di anzianità contributiva;
  • Ape volontaria: 20 anni di contributi e 63 anni e 3 mesi di età.

Le misure assistenziali

In salita le prestazioni pensionistiche ed in salita anche le prestazioni assistenziali.

Infatti anche l’assegno sociale, quello che si percepisce anche senza contribuzione versata, ma con determinate soglie reddituali, nel 2019 si centrerà a 67 anni di età. Come spiega l’Inps nel messaggio prima citato, a partire dal 1° gennaio 2019, il requisito anagrafico minimo previsto per il conseguimento dell’assegno sociale, dell’assegno sociale sostitutivo della pensione d’inabilità civile e dell’assegno mensile di assistenza agli invalidi parziali, sale di 5 mesi. Per tutti a 67 anni di età, ma con alcune deroghe che lo stesso Istituto ha provveduto a confermare.

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Per coloro che compiono 66 anni e 7 mesi entro la fine del 2018, l’inasprimento non si applica anche nel caso in cui l’istanza venga presentata nel 2019. In pratica, si congela il diritto alla qualifica di ultrasessantacinquenni che darebbe diritto alle prestazioni senza aver compiuto i 67 anni di età. Sempre in materia invalidità, l’Inps ha confermato che viene semplificata anche per l’anno venturo la procedura di istanza di invalidità civile. Viene concessa la possibilità al richiedente, di anticipare le informazioni di natura socio-economica che di norma si inseriscono nel modello AP70 solo una volta che l’Inps ha accolto l’istanza. Grazie all’invio anticipato di queste informazioni risulta più snella e veloce la fase di liquidazione delle spettanze.