Il decreto sulle Pensioni in questi giorni sta completando l’iter di conversione in legge in Senato. Siamo alla fase degli emendamenti, le proposte correttive che però, almeno leggendo quelle più pubblicizzate, non andranno ad intaccare di molto la struttura dei provvedimenti e delle misure ormai varate. Il sistema con le novità introdotte nel decreto, verte verso una maggiore flessibilità in uscita dal lavoro, con la quota 100, opzione donna e la proroga dell’Ape sociale che si vanno ad affiancare alle normali norme pensionistiche previste dalla legge Fornero che pertanto, resta ancora in vigore.

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Le novità consentiranno solo a determinati lavoratori di dribblare le pesanti norme previdenziali inserite con la riforma Fornero, ampliando il campo delle scelte possibili per i lavoratori che possono lasciare il lavoro. Quali sono le misure per le pensioni nel 2019? La prima cosa da chiarire è come si va in pensione con la quota 100 o con opzione donna. Vediamo nello specifico di dare una risposta a questi diffusi quesiti ben consci che qualcosa potrebbe ancora cambiare, come per esempio per le lavoratrici per le quali un emendamento al decreto pensioni pensa di ridurre i requisiti per le pensioni di 4 mesi per ogni figlio avuto.

Le tre novità del decreto pensioni

Sicuramente si tratta della misura più discussa e più attesa tra le tante di cui andremo a trattare ed è la quota 100. Si tratta della pensione anticipata con almeno 62 anni di età ed almeno 38 anni di contributi. Una misura che ha in seno il carattere della flessibilità perché sta al lavoratore scegliere se usare quota 100 per andare in pensione. Il tutto in base alla convenienza ad uscire perché anche se non ha insite nella sua struttura delle penalizzazioni di assegno, uscendo prima dal lavoro, versando meno contributi e vedendosi trasformare il montante contributivo con coefficienti più bassi, l’assegno previdenziale incassato sarà inferiore a quello che si sarebbe percepito restando al lavoro ed attendendo la soglie Fornero.

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Va ricordato che coloro che usciranno con quota 100 non potranno cumulare redditi da lavoro con quanto incassato di pensione per tutta la durata dell’anticipo, cioè fino a 67 anni. Un altro fattore da tenere in considerazione nel calcolo della convenienza a sfruttare la misura, perché si potrà arrotondare la pensione solo con lavoro autonomo occasionale e fino al tetto massimo di 5.000 euro all’anno. La seconda novità del governo è opzione donna, una misura che ha già visto una sperimentazione negli anni passati.

Come si esce dal lavoro con opzione donna? In pratica si riaprono i termini per uscire dal lavoro con 35 anni di contributi, purché centrati, insieme ai 58 anni di età (59 per le autonome), entro la fine del 2018. Anche in questo caso un emendamento chiede di allargare la possibilità di pensione anche a coloro che centrano 58 o 59 anni e 35 di contributi entro il prossimo 31 dicembre. La misura però è penalizzante come struttura, perché prevede un ricalcolo interamente con il metodo contributivo della pensione, che verrebbe tagliata anche del 30% rispetto a quella maturata con le regole Fornero.

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Le altre strade per la pensione 2019

Flessibile è anche l’Ape sociale, misura che il governo ha deciso di prorogare fino a fine anno. Si va in pensione però solo se si rientra in determinate categorie di soggetti disagiati per lavoro, per reddito o per salute. Come si va in pensione con l’Ape sociale ormai è cosa nota, essendo misura già attiva nel 2018. Servono almeno 63 anni di età (anche in questo caso, la scelta su quando uscire spetta al lavoratore) e 30 anni di contributi se il richiedente è disoccupato, invalido o con parenti di primo grado invalidi a carico.

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Se invece il richiedente è un lavoratore alle prese con le cosiddette mansioni gravose, servono 36 anni di contributi. Confermate anche le novità del 2018, cioè la quota 41 per i precoci e l’Ape volontario. Per i precoci si esce dal lavoro quando si raggiungono 41 anni di versamenti dei quali almeno uno anche discontinuo, versato prima dei 19 anni di età. La platea di interessati alla quota 41 è la stessa dell’Ape sociale, cioè disoccupati, invalidi, caregiver e lavori gravosi. L’Ape volontario invece si centra con 63 anni di età e 20 di contributi, ma con assegno pensionistico erogato dall’Inps e finanziato da una banca alla quale il pensionato al termine dell’anticipo deve restituire mese per mese i soldi con tanto di interessi caricati. Oltre a queste misure opzionali la normativa prevede i due capisaldi del sistema, cioè le pensioni di vecchiaia e quelle anticipate che seguono le regole stabilite dalla Fornero. Per le pensioni di vecchiaia le soglie per il 2019 sono sempre 20 anni di contribuzione minima, ma con età pensionabile che è salita a 67 anni. Le pensioni anticipate invece si centrano ancora con 42 anni e 10 mesi di contributi per il richiedente uomo e con 41 anni e 10 mesi per le richiedenti donna. Per le pensioni anticipate la novità è l’entrata in scena le finestre mobili che spostano la decorrenza delle pensioni di 3 mesi rispetto alla data in cui si raggiungono i requisiti per lasciare il lavoro. Un meccanismo copiato dalla quota 100 che prevede finestre trimestrali per i lavoratori del settore privato e semestrali per i lavoratori statali.

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