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C’è ancora la possibilità di apportare correttivi al decreto su Pensioni e reddito di cittadinanza. Entro domani 12 febbraio dovranno essere depositate le proposte di modifica dei senatori. Il testo del decreto di fatto non è blindato ed il governo sta ancora valutando alcuni correttivi da inserire al suo interno. Le indiscrezioni da fonti vicine al dossier maxi-decreto sottolineano come l’operato del governo riguardano i dipendenti statali ed il loro Tfs, gli esodati ed il riscatto di laurea che inizia a far trapelare probabili problemi di costituzionalità.

Statali e liquidazione

Ipotizzare stravolgimenti del testo del decreto appare esercizio azzardato. Le misure infatti sono ormai ben definite, con molti lavoratori che hanno iniziato a presentare domanda di pensione con i nuovi canali di uscita, soprattutto con quota 100.

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Con il decreto si può andare in pensione già a 59 anni, con opzione donna per le lavoratrici che hanno almeno 35 anni di contributi e con quota 100, utilizzando i fondi di solidarietà bilaterali, ma solo se si è alle dipendenze di aziende che hanno trovato accordi con i sindacati per avviare il processo di ringiovanimento dell’organico aziendale. Con quota 100 le soglie per così dire normali sono gli ormai famosi 62 anni di età minima e i 38 anni di contributi, altrettanto minimi. Paletti che secondo molti addetti ai lavori rendono la misura appannaggio solo di soggetti con carriere lunghe e durature, come lo sono i lavoratori della Pubblica Amministrazione. Proprio sulla quota 100 per gli statali potrebbe entrare uno dei correttivi più attesi al decreto.

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È allo studio l'innalzamento a 50.000 euro del limite fissato per l’anticipo della buonuscita per i lavoratori pubblici. Con quota 100 infatti verrebbe offerta la possibilità al dipendente pubblico che sceglie la via della pensione con il nuovo canale di uscita, di prendere in anticipo rispetto ai tempi classici, parte del Tfs maturato. Il tutto con l’ormai famoso prestito bancario, perché l’anticipo che adesso è previsto fino alla soglia massima di 30.000 euro, verrebbe erogato da un istituto di credito.

Esodati, disoccupati e riscatto di laurea

Le problematiche degli esodati sono altro argomento caldo da parte dell’esecutivo. Si valuta di inserire nel pacchetto pensioni un meccanismo differente dalle ultime salvaguardie dei precedenti governi.

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Si punta ad una norma che consenta a chi si trova senza lavoro e senza pensione ed è in disoccupazione, di rientrare oltre che nella quota 100 o in opzione donna, anche ad una pensione senza limiti anagrafici, ma con assegni calcolati solo con il sistema contributivo. Un ritocco potrebbe essere inserito anche sul cosiddetto riscatto di laurea agevolato che così come è stato apparecchiato, lascia dubbi di presunta incostituzionalità. In base al testo del decreto infatti, solo chi ha iniziato a lavorare dopo l’ingresso della riforma Dini potrebbe sfruttare il riscatto di laurea a basso costo che permetterebbe di rendere utili alle pensioni anche gli anni del corso di laurea. Adesso si pensa ad estendere la possibilità anche a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, estendendo a tutti l’agevolazione, senza discriminazioni che potrebbero portare a ricorsi alla Corte Costituzionale.