Il decreto Pensioni è stato definitivamente convertito in legge. Dopo il via libera del Senato l’atto è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale e le sue misure sono ufficialmente in vigore. Sul reddito di cittadinanza e su quota 100, sicuramente le misure più attese tra quelle del decreto, si sa ormai tutto. Il decreto però ha apportato alcune importanti variazioni anche alla pensione anticipata, cioè la vecchia pensione di anzianità che, pur se vede salvaguardata rispetto alle aspettative di vita, si allontana di qualche mese per chi raggiungerà il requisito contributivo previsto nel corso del 2019.
Come funziona la pensione anticipata 2019? Vediamo come si presenta la domanda, i requisiti necessari aggiornati con le novità del decreto e quando si riceve il primo rateo di pensione spettante.
Come si accede alla pensione anticipata nel 2019?
Come detto in premessa, il governo nel decreto ha confermato lo stop all’adeguamento del requisito contributivo, previsto per l’aspettativa di vita. Una sorte differente rispetto alle pensioni di vecchiaia che nel 2019 hanno visto aumentare di cinque mesi l'età pensionabile, passando dai 66 anni e sette mesi necessari nel 2018 ai 67 anni del 2019. Di cinque mesi sarebbero dovute salire anche le pensioni anticipate che avrebbero visto la soglia contributiva da centrare arrivare a 43 anni e tre mesi per gli uomini e 42 anni e tre mesi per le donne.
La pensione anticipata è la misura che consente il pensionamento al raggiungimento di un determinato numero di anni di contribuzione a prescindere dall’età. Nel 2019 pertanto la pensione anticipata resta con i medesimi requisiti del 2018, cioè 42 anni e 10 mesi per un richiedente uomo e 41 anni e 10 mesi per un donna. I contributi utili sono quelli a qualsiasi titolo versati, pertanto anche quelli figurativi, da riscatto e così via.
Occorre sapere però che almeno 35 anni di contributi devono essere derivanti da lavoro, quindi senza considerare gli altri. Un cambiamento rispetto al 2018 però è stato comunque registrato dal governo e confermato anche questa volta con il decreto sulle pensioni. Si tratta dell’inserimento nella misura delle cosiddette finestre di uscita.
La decorrenza della prestazione previdenziale infatti non scatterà dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si matura il diritto alla pensione, ma sarà posticipato di tre mesi. In pratica un lavoratore maschio che ha raggiuge a fine marzo i 42 anni e 10 mesi previsti, riceverà il primo assegno di pensione solo il 1 luglio.
La domanda di pensione
Un fattore determinante nel momento in cui si decide di presentare domanda di pensione è la cessazione del rapporto di lavoro per i lavoratori dipendenti. Lo stesso obbligo non c’è per i lavoratori autonomi. La domanda va presentata all'Inps secondo i canonici tre canali offerti. Si può utilizzare il sito ufficiale dell’Istituto e presentarla da soli se muniti di password e pin per l’accesso ai servizi telematici dell’Istituto.
Occorre sapere che per quanto concerne il pin non basta quello generico ma occorre il cosiddetto pin dispositivo. Sempre con pin e password è possibile presentare istanza anche tramite call center Inps. Infine c’è la via di certo più utilizzata che permette di ridurre al minimo eventuali errori e di avere la certezza di avere per davvero centrato i requisiti per la pensione, cioè tramite patronati o centri autorizzati da parte dell’Inps.