Se è vero, come emerge tra ultime ipotesi e ultime dichiarazioni dalle stanze di governo, che quota 100 non verrà rinnovata dopo il 2021, molti lavoratori potrebbero subire una pesante penalizzazione. Si torna prepotentemente a parlare di scalone, un termine che da anni non si sentiva in materia Pensioni. Nel gergo previdenziale, per scalone si vuole intendere un lasso temporale che una nuova normativa impone su una precedente che viene stoppata.

Successe così nel 2004, quando la riforma Maroni spostò di colpo l'età pensionabile da 57 a 60 anni. Potrebbe accadere lo stesso se davvero la sperimentazione di quota 100 cessasse di esistere nel 2022. In pratica per tutto il 2021 si potrebbe uscire già con 62 anni di età e 38 di contributi, mentre nel 2022 si dovrebbe aspettare 67 anni di età come legge Fornero impone. C'è chi parla quindi di scalone di 5 anni tra un lavoratore del 1959 (ultimo quotista per data di nascita) ed uno nato nel 1960. Il governo quindi pare intenzionato a correre ai ripari. Si pensa ad una specie di quota 92, una via di mezzo tra quota 100 ed Ape sociale.

La nuova ipotesi di salvaguardia

Una nuova idea, di riforma strutturale del sistema previdenziale proviene dal PD e sarebbe figlia di un disegno di legge che il senatore dem, Tommaso Nannicini ha presentato ad inizio 2019. Adesso che si parla di pesanti penalizzazioni per gli esclusi di quota 100 nel 2022, per il Partito Democratico sarebbe il caso di rispolverarla perché, di fatto, sarebbe una specie di salvaguardia.

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Pensioni

Proprio Nannicini oggi su Facebook, con una diretta ha messo in luce il funzionamento di questa quota 92. Come dicevamo in premessa, sarebbe una misura che si la posizionerebbe tra la quota 100 e l'Ape sociale. Infatti, l'età pensionabile sarebbe la medesima prevista da quota 100, cioè a 62 anni di età, i contributi previdenziali richiesti invece sarebbero più o meno quelli dell'Ape Sociale, cioè 30 anni.

In questo modo, secondo il PD, nel 2022 ci sarebbe la misura sulla quale molti esclusi da quota 100 potrebbero ripiegare senza dover per forza di cose aspettare di completare i requisiti richiesti per le pensioni anticipate o di vecchiaia in regime Fornero. Tutto ciò, come lo stesso Nannicini spiega, consentirebbe a molte persone di andare in pensione senza dover attendere i 38 anni di contributi che quota 100 prevede.

Edili, donne, disabili, soggetti che assistono disabili sono persone che, secondo Nannicini, non vengono aiutate da quota 100 che è solo un regalo che la politica fa a pochi fortunati senza riuscire a superare la riforma Fornero. Inoltre, lo Stato italiano ed il sistema previdenziale, non potranno sopportare il peso di questo scalone di 5 anni che, è evidente, verrà fuori nel momento in cui si chiuderà la quota 100, il 31 dicembre 2021.

Come funzionerebbe la quota 92

Senza mezzi termini, la quota 92 permetterebbe l'uscita a 62 anni con 30 di contributi ed allo stesso tempo permetterebbe di risparmiare dei soldi anche se venisse avviata subito. Secondo Nannicini, con la quota 92 al posto di quota 100 si risparmierebbero 5 degli 8 miliardi di costo della misura per i quotisti. La quota 92 costerebbe infatti solo 3 miliardi e gli altri 5 risparmiati, potrebbero essere dirottati sul taglio del cuneo fiscale. Infatti quota 92 avrebbe una platea ben più ridotta di persone a cui sarebbe destinata. Un'altra cosa che avvicina questa ipotetica novità all'Ape sociale sarebbe proprio la platea dei beneficiari. La quota 92 non potrebbe essere richiesta dalla generalità dei lavoratori che si troverebbero ad aver completato 62 anni di età e 30 di contributi. Infatti proprio come l'Ape sociale, la quota 92 si rivolgerebbe a disoccupati, invalidi, soggetti con invalidi a carico e lavori gravosi (sempre le 15 categorie previste dall'Ape agevolata). In pratica sarebbe una Ape social potenziata, perché concessa dai 62 anni di età e non dai 63 anni di oggi. Inoltre, se per i disoccupati, i caregivers e gli invalidi sarebbero necessari sempre 30 anni di contributi, per i lavori gravosi che oggi devono aver raggiunto 36 anni di contribuzione previdenziale, potrebbero soddisfare il requisiti anche essi a 30 anni.

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