La riforma delle Pensioni resta sempre argomento di attualità, nonostante le notizie che arrivano dal Parlamento non lascino campo a possibili interventi nella legge di Bilancio. Una manovra economica sulla quale l'esecutivo sembra intenzionato a porre la fiducia. La conferma dell'Ape sociale e di opzione donna per un altro anno e la conferma di quota 100 senza correttivo alcuno sono gli interventi che il governo ha deciso di introdurre in materia pensioni, per coloro che ancora devono andare in quiescenza.

Ma il sistema ha bisogno di flessibilità e soprattutto per quanto riguarda la tanto discussa quota 100, c'è la necessità di intervenire per detonare lo scalone che si verificherà nel 2022, quando la misura tanto cara alla Lega cesserà di esistere. Ieri il Presidente dell'Inapp, Stefano Sacchi, ha ribadito l'esigenza di intervenire sulle pensioni, ammorbidendo lo scalone post quota 100. Una dichiarazione corredata da una proposta di pensione anticipata con penalizzazione di assegno in base agli anni di anticipo, che ha trovato l'appoggio anche di Cesare Damiano.

L'ex Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, infatti, ha pubblicato un post sul suo profilo ufficiale di Facebook, dove indica la via per mettere mano al sistema e salvaguardare i lavoratori che si troveranno penalizzati a partire dal 2022.

Ridurre lo scalone di quota 100

Stando alle indiscrezioni ed alle dichiarazioni di esponenti del governo, tra cui il Ministro del lavoro Nunzia Catalfo, nel 2020 riaprirà il cantiere previdenziale, che oltre ad affrontare i temi soliti, della pensione di garanzia, dei lavori di cura e della previdenza complementare, affronterà il post quota 100.

Stefano Sacchi ha proposto una misura flessibile che consenta ai lavoratori di uscire dal lavoro a 64 anni, accettando il ricalcolo contributivo della pensione, anche avendo diritto al calcolo nel sistema misto. Un vincolo che tradotto in termini pratici, significa accettare una riduzione di assegno pensionistico anche del 15%. Per Sacchi, però, la misura proposta dovrebbe prevedere una pensione di garanzia, cioè un minimo per poter dare il via libera all'uscita di un lavoratore.

La pensione anticipata a 64 anni deve essere ammissibile solo se l'assegno incassato dal neo pensionato sia pari o superiore a 1.280 euro al mese, cioè 2,8 volte l'assegno sociale. Damiano, nel suo post, si è detto in linea con questa corrente di pensiero, perché lo scalone del 2022 va ridotto. Andrebbero salvaguardati i lavoratori che, per il solo fatto di raggiungere i requisiti utili a quota 100, dopo il termine della sperimentazione della misura, dovranno restare la lavoro o attendere, non meno di 5 anni.

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Questa infatti è la distanza tra quota 100 e pensione di vecchiaia e pensione anticipata. Si va dai 62 anni di età e 38 di contributi, ai 67 anni di età o ai 43 anni di contribuzione, previsti rispettivamente da pensione di vecchiaia e pensione anticipata.

La proposta di legge 857

Secondo Cesare Damiano, ben venga la flessibilità in uscita con misure che prevedano sacrifici in termini di assegno, per i pensionati che escono prima dal lavoro.

Tutto contenuto in una proposta che Damiano richiama nel post di Facebook. Si tratta della ormai famosa proposta di legge numero 857. Nella proposta, c'era la flessibilità in uscita che anticipava la pensione fino a 4 anni prima dell'età pensionabile di vecchiaia, ma con penalizzazioni del 2% per anno di anticipo. Secondo Damiano, quella proposta, che oltre a lui, presentava come primi firmatari gli Onorevoli Baretta e Gnecchi, partiva da una età minima di uscita a 63 anni, la stessa che oggi è prevista dall'Ape sociale. Per Damiano occorre anche ripristinare le quote che il Governo Monti e la legge Fornero hanno abolito.

Si tratta delle quote che furono introdotte dal governo Prodi e da lui, quando era Ministro del Lavoro.

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