Come si evince dal decreto "Chiudi Italia" del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, baby sitter, colf e chi svolge più in generale un impiego nel settore domestico, potrà continuare il proprio lavoro senza alcuna restrizione, ma non ci sarà la cassa integrazione in deroga nel caso in cui venga sospesa l'attività stessa per esigenze dettate dall'emergenza sanitaria. A darne comunicazione è Assindatcolf e, nello specifico, Andrea Zini, il vice Presidente dell'associazione.

L'assenza di limitazioni riguarda anche le comunità strutturate con soggetti conviventi, ma senza legami familiari, come quelle religiose, laiche e militari.

Nessuna restrizioni non significa, tuttavia, assenza di buonsenso. Come ricorda Zini, se tali comunità non dovessero avere come scopo l'assistenza continua e la cura di persone deboli o non autosufficienti, sarebbe più auspicabile la chiusura delle attività non strettamente necessarie fino al termine dell'emergenza sanitaria.

Ultime novità oggi sul Reddito di Ultima Istanza

Il precedente decreto, il "Cura Italia" si pone l'obiettivo di risanare e preservare l'economia e i lavoratori in primis. Tra le misure prese, rientrano i tanto attesi (e utili) congedi parentali, il bonus di 600 euro agli autonomi, il voucher per il pagamento delle babysitter, anche questo fino a 600 euro, ma anche lo spostamento al 10 giugno 2020 per l'adempimento dei contributi previdenziali.

Per chi decidesse di continuare a svolgere la propria attività nella sede di lavoro, ovvero presso il nucleo familiare, ci sarà un premio di 100 euro al momento previsto, in rapporto ai giorni lavorati, per il corrente mese di marzo.

Si attendono indicazioni operative su come procedere e mettere in atto concretamente tali misure, come specifica Zini. Per aiutare e sostenere chi ha dovuto sospendere o anche solo ridurre la propria attività, è possibile ricorrere al Reddito di Ultima Istanza.

Come sostiene Zini, tale fondo sarà una buona opportunità e avrà riscontri effettivi se andrà a sopperire le mancanze della cassa integrazione in deroga, che non è stata concessa a chi lavora nei comparti domestici per la sospensione dell'attività. Inoltre, dal momento che il datore di lavoro non è sostituto di imposta, i 100 euro destinati a questa tipologia di lavoro dovrebbero essere recuperati non nelle buste paga ma, eventualmente, nella dichiarazione dei redditi.

Perché siano misure significative, servirà tuttavia confrontarsi con il Governo. La situazione non è rosea, infatti, per tutte quelle famiglie che, dovendo stare a casa per via delle disposizioni governative, siano costrette inevitabilmente a rivolgersi a babysitter, colf o badanti che diano una mano a gestire familiari o conviventi non autosufficienti o comunque che necessitano di supporto supplementare.

Misure per il lavoratore domestico che deve osservare la quarantena

Zini ha fatto chiarezza anche per i domestici che devono restare in quarantena. Come si legge nel decreto, se il soggetto interessato è in isolamento fiduciario certificato o in quarantena, è da considerarsi in malattia vera e propria.

Tuttavia, a erogare il compenso spettante non sarà il datore di lavoro (in questo caso la famiglia), ma lo Stato. Sarà invece a carico dell'Inail il pagamento del periodo di quarantena conseguente al contagio del domestico: in questo caso, la sospensione dell'attività lavorativa non verrà considerata malattia, ma infortunio.

Misure sicuramente utili per dare una rete di sostegno in questo complicato periodo di emergenza, ma ancora senza una struttura precisa e puntuale, come puntualizza Zini. Proprio per questo, urge un incontro con il Governo.

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