Non ci sarà il "click-day" per presentare la domanda del bonus 600 euro di chi fosse titolare di partita Iva e per gli autonomi, ma le istanze potranno essere presentate online, sul sito Inps, molto probabilmente a partire dalla fine di marzo. L'Istituto previdenziale sta mettendo a punto gli ultimi dettagli operativi per fare in modo che circa sei milioni di partite Iva, autonomi e collaboratori possano presentare un semplice modulo per la richiesta dei 600 euro. Tuttavia la cifra, valida per il solo mese di marzo (per i mesi successivi occorrerà attendere altri provvedimenti governativi e altre risorse economiche da stanziare), copre ben poco delle perdite che stanno iniziando a subire i lavoratori autonomi.

Tanto è vero che la Nidil Cgil, rappresentanza sindacale dei diritti dei lavoratori autonomi, parla di disastro delle partite Iva che sarebbe già realtà con perdite stimate, ad oggi, tra i 1.000 e i 3.000 euro.

Bonus 600 euro, come e chi può presentare domanda Inps: interessati autonomi e partite iva

La platea interessata a presentare domanda per il bonus 600 euro all'Inps, secondo quanto disposto dal decreto "Cura Italia" del 17 marzo 2020 comprenderà i lavoratori autonomi, i titolari di partita Iva, i lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, gli stagionali, gli operai agricoli, i coltivatori diretti, gli artigiani, i commercianti, i coloni, i mezzadri, gli operatori del turismo e degli stabilimenti balneari, gli agricoli con contratti a tempo indeterminato e, in attesa di conferma, anche i lavoratori balneari.

Tutte queste categorie sono in attesa della circolare operativa dell'Inps che illustri il giorno a partire dal quale sul sito istituzionale si potrà si potrà presentare il modulo di domanda e in quali modalità.

Domanda da fine marzo bonus 600 euro partita Iva: in arrivo il modulo dell'Inps

Nonostante lo sforzo del Governo di assicurare il bonus dei 600 euro alle partite Iva e agli autonomi, il paracadute rischia di essere troppo fragile.

Infatti, la Nidil Cgil ha svolto un'indagine raccogliendo i dati di 300 professionisti fiorentini che, nonostante il numero non elevato del campione, è sufficiente a dare l'idea delle perdite delle categorie interessate all'indennità, soprattutto nell'ottica del perdurare dell'emergenza sanitaria. La perdita, solo nei primi giorni di blocco delle attività di chi lavori nel turismo (tante le guide per un settore che da solo occupa il 40 per cento degli addetti) è stimata tra i 1.000 e i 3.000 euro.

Stessa perdita riguarda le professioni ordinistiche (come gli avvocati, gli architetti, gli psicologi) e chi lavori nel settore degli eventi e della cultura. La maggior parte, in generale, ha una partita Iva (l'83 per cento), l'8% lavora con un contratto di collaborazione occasionale e solo il 3% con un co.co.co.

Partite Iva e autonomi: perdite ad oggi da 1.000 a 3.000 nonostante bonus 600 euro

Numeri ancora più allarmanti, cui può ben poco il bonus 600 euro alle partite Iva e agli autonomi, arrivano dai dati aggregati. Il 97 per cento dei lavoratori autonomi, infatti, ha registrato una flessione se non un blocco della propria attività dall'inizio della crisi dovuta all'emergenza sanitaria.

La flessione riguarda quattro partite Iva su 10 che ha già perso 3.000 euro, mentre quasi altrettanti (il 38%) ha registrato perdite minori, ma comunque che vanno dai 1.000 ai 3.000 euro. Nelle proiezioni più a lungo termine, le partite Iva e gli autonomi che avessero delle commesse che coprano un arco temporale abbastanza lungo, registreranno le perdite maggiori. Secondo la ricerca della Cgil, infatti, queste categorie (tra le quali rientrano anche gli ingegneri) potrebbero pagare il conto più salato con perdite del reddito annuale fino all'80 per cento per almeno la metà dei professionisti. In quest'ottica, il bonus 600 euro potrebbe servire molto di più ai professionisti più giovani, alle prime armi, con un giro di lavoro non ancora ben strutturato: per entrambe le categorie lo stop di un mese non rappresenterebbe un disastro.

Lo scenario, invece, cambierebbe radicalmente nel caso in cui lo stop dovesse prolungarsi per qualche mese: per la maggior parte delle partite Iva i 600 euro dell'indennità si rivelerebbero poco efficaci. A quel punto, giovani professionisti, autonomi e partite Iva di lunga data pagherebbero tutti i disastri dell'emergenza sanitaria, mostrando la fragilità di una categoria priva di garanzie, cui il bonus 600 euro non basterà a mitigare le perdite.

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