L’azienda CallMat di Matera, operante in appalto per Tim, ha ufficialmente comunicato il 14 settembre 2026 l’avvio delle procedure di licenziamento per 350 lavoratori del suo sito lucano. Questa decisione, che incide profondamente sul tessuto occupazionale locale, è stata resa nota attraverso una comunicazione diffusa alle 16:42. La notizia è stata prontamente rilanciata dalle segreterie regionali di Cgil, Fistel Cisl, Uil Fpc e Ugl Telecomunicazioni, che evidenziano come la vertenza riguardi una delle principali realtà lavorative del territorio materano.
Le organizzazioni sindacali hanno espresso una forte preoccupazione, definendo la decisione aziendale un “punto di non ritorno”. In una nota congiunta, hanno sottolineato lo stretto legame tra l’avvio delle lettere di licenziamento e il percorso istituzionale finora seguito per la gestione della vertenza. Per questo motivo, è stata avanzata una richiesta per interventi concreti e immediati da parte della Regione Basilicata e del Mimit. L’urgenza è dettata dalla necessità di ottenere risposte chiare e risolutive per i 350 lavoratori coinvolti, in vista della scadenza del 31 dicembre, termine ultimo per l’operatività degli attuali strumenti di sostegno e degli aiuti messi in campo.
Le sollecitazioni alle istituzioni regionali e nazionali
I sindacati hanno richiamato con fermezza la Regione Basilicata e il Mimit alla loro responsabilità, evidenziando gli impegni precedentemente assunti durante gli incontri dedicati alla gestione di questa complessa crisi occupazionale. La nota sindacale pone interrogativi precisi: si chiede quale sia stato il risultato effettivo del confronto istituzionale equali specifiche iniziative la Regione e il Ministero intendano intraprendere con urgenza, prima che gli strumenti di sostegno perdano efficacia. La vertenza, secondo le sigle, trascende la singola realtà aziendale, configurandosi come una questione di ampia portata che interessa non solo il futuro di CallMat, ma l’intero quadro occupazionale di Matera e dell’intera Basilicata.
Nel testo diffuso dalle rappresentanze sindacali, la situazione è qualificata senza mezzi termini come una grave emergenza sociale e occupazionale per la comunità di Matera e per l’intera regione lucana. Le sigle contestano con decisione il rischio concreto che il sito produttivo possa perdere ben 350 posti di lavoro, ribadendo con forza la necessità di una battaglia sindacale incisiva e determinata a salvaguardia della tenuta occupazionale. L’invio delle lettere di licenziamento rappresenta un passaggio formale di estrema gravità, che segna l’ingresso della vertenza in una fase decisamente più critica e incerta per tutti i lavoratori direttamente interessati.
Il monitoraggio delle crisi industriali
La vertenza CallMat è inclusa anche nell’Osservatorio Crisi Industriali 2026.