Cisl Marche e Fim-Cisl nazionale hanno preso parte il 15 settembre 2026 a una manifestazione di protesta a Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, contro il piano proposto da Electrolux. La mobilitazione ha visto la partecipazione di Marco Ferracuti, segretario regionale della Cisl Marche, e Massimiliano Nobis, segretario nazionale Fim-Cisl. I rappresentanti sindacali hanno evidenziato le criticità principali relative allo stabilimento di Cerreto d’Esi, concentrando l'attenzione sul piano aziendale proposto, sui volumi produttivi futuri, sulla gestione degli esuberi previsti e, in modo cruciale, sulla necessità di garantire la piena continuità lavorativa del sito produttivo.
Marco Ferracuti ha sottolineato che la partecipazione della Cisl Marche è strettamente legata alla richiesta di decisioni immediate. Il segretario regionale ha affermato con fermezza: «Il tempo delle parole è finito». Ha inoltre escluso che semplici dichiarazioni di solidarietà, slogan o demagogia possano essere sufficienti, ribadendo l'urgenza di scelte concrete. Ferracuti ha evidenziato con forza come dietro ogni stabilimento industriale vi siano non solo lavoratori, ma anche le loro famiglie e intere comunità locali. Ha ribadito che una potenziale chiusura o un significativo ridimensionamento non comporterebbero soltanto la perdita diretta di posti di lavoro, ma anche un profondo impoverimento socio-economico del territorio e un grave indebolimento delle prospettive future per le nuove generazioni residenti nell'area.
Le richieste sindacali per lo stabilimento di Cerreto d’Esi
Massimiliano Nobis ha focalizzato il suo intervento sulla posizione assunta dall'azienda. Il segretario nazionale Fim-Cisl ha dichiarato che «manca una presa di responsabilità dell'azienda» nel rivedere i volumi produttivi, nel gestire la riduzione degli esuberi e nel garantire la continuità lavorativa a Cerreto d’Esi. Il suo richiamo si è quindi focalizzato su tre aspetti ritenuti cruciali per la risoluzione della vertenza: le quantità produttive future, la gestione degli esuberi proposti dall'azienda e la prospettiva occupazionale a lungo termine per i dipendenti dello stabilimento.
Il segretario nazionale della Fim-Cisl ha inoltre inquadrato la vertenza nel più ampio contesto del settore metalmeccanico italiano ed europeo.
Ha rammentato che la Fim nazionale aveva già richiesto un tavolo di settore nel febbraio 2024, evidenziando la necessità di politiche industriali efficaci a livello nazionale e, in particolare, europeo. Nel suo intervento, Nobis ha richiamato l'attenzione sull'avanzata della produzione cinese e asiatica, affermando che oltre il 50% dei prodotti venduti in Europa è fabbricato in Asia. Secondo Nobis, le politiche industriali europee dovrebbero con urgenza mirare a valorizzare il prodotto interno, promuovendo la produzione locale, e ad accorciare significativamente la filiera di approvvigionamento dei materiali e dei componenti. Questo approccio è ritenuto fondamentale al fine di ridurre la dipendenza strategica dai mercati asiatici e cinesi, garantendo maggiore autonomia e resilienza all'industria europea.