La CallMat, azienda con sede a Matera e operante in appalto per Tim, ha ufficialmente avviato le procedure di licenziamento per 350 lavoratori impiegati presso il proprio sito lucano. La comunicazione, giunta il 14 settembre 2026, ha immediatamente innescato una profonda preoccupazione e ha riacceso la vertenza che vede coinvolte le principali sigle sindacali regionali – Cgil, Fistel Cisl, Uil Fpc e Ugl Telecomunicazioni – al fianco delle istituzioni locali e nazionali, quali la Regione Basilicata e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit).

Le organizzazioni sindacali hanno reagito con fermezza, definendo la decisione aziendale un “punto di non ritorno” per il futuro occupazionale del territorio. Attraverso una nota congiunta, i rappresentanti dei lavoratori hanno sottolineato come questa drammatica evoluzione sia il culmine di mesi di incontri infruttuosi, tavoli istituzionali e rassicurazioni che, di fatto, non hanno mai concretizzato soluzioni efficaci per la crisi che affligge il sito. L'avvio delle procedure di licenziamento per 350 dipendenti a Matera rappresenta un colpo durissimo per una delle principali realtà occupazionali della Basilicata, come evidenziato dai sindacati stessi.

Appello alle Istituzioni: Urgono Risposte e Interventi

Le segreterie regionali hanno rivolto un accorato appello alla Regione Basilicata e al Mimit, esigendo risposte concrete e immediate riguardo alla complessa vertenza CallMat. Il documento sindacale pone interrogativi precisi sul reale esito degli incontri precedentemente tenuti, sugli impegni presi dalle istituzioni e, soprattutto, sugli interventi urgenti da mettere in atto. L'obiettivo è agire prima del 31 dicembre 2026, data cruciale che segna la scadenza degli attuali strumenti di sostegno e degli aiuti finora erogati, la cui interruzione potrebbe aggravare ulteriormente la situazione.

La nota sindacale estende la riflessione oltre la mera questione dei licenziamenti, toccando aspetti fondamentali come il ruolo della committenza, dei volumi di attività attuali e delle prospettive per il futuro industriale dello stabilimento di Matera.

Per questo motivo, le organizzazioni hanno richiesto la convocazione immediata di un tavolo di confronto che includa tutti gli attori coinvolti: Regione Basilicata, Mimit, l'azienda CallMat, la committenza e le stesse organizzazioni sindacali. I sindacati, nel documento, richiamano con forza il ruolo e le responsabilità di Tim e CallMat in questa vertenza, precisando che ogni incontro dovrà produrre non solo discussioni, ma anche risposte chiare, tempi definiti, risorse adeguate e impegni verificabili, superando la fase delle mere rassicurazioni.

L'Emergenza Occupazionale e l'Impatto Regionale

La ferma presa di posizione sindacale è stata sottoscritta dalle segreterie regionali, rappresentate da Anna Russelli per Slc-Cgil, Vincenzo Piccinni per Fistel-Cisl, Giovanni Letterelli per Uilfpc-Uil e Pino Giordano per Ugl Telecomunicazioni.

I sindacati hanno ribadito con forza che la vertenza non si limita al solo sito di Matera, ma assume i contorni di una vera e propria emergenza per l'intera Basilicata. I 350 posti di lavoro a rischio non sono solo numeri, ma rappresentano redditi familiari, il sostentamento di intere famiglie e il futuro di lavoratori che hanno acquisito competenze preziose nel corso degli anni, ora minacciate da questa crisi.