A Taranto, il 14 settembre 2026, sono stati rimossi i blocchi stradali avviati nell'ambito della mobilitazione contro i licenziamenti collettivi annunciati per 2.500 lavoratori dell'indotto ex Ilva. La decisione è giunta dopo un incontro a Palazzo di Città con il sindaco Piero Bitetti e un'interlocuzione con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Questo passaggio ha segnato una sospensione della protesta, ma la vertenza resta aperta.
Le sigle sindacali, infatti, restano in attesa di una convocazione per un confronto a Palazzo Chigi, la sede del governo, atteso per la giornata successiva.
La loro richiesta principale è la revoca dei licenziamenti collettivi per i lavoratori dell'indotto. Le organizzazioni metalmeccaniche hanno chiarito che, in assenza di risposte concrete, l'iniziativa del 14 settembre 2026 sarà considerata l'avvio di una mobilitazione permanente, evidenziando la gravità della situazione.
La mobilitazione e il dialogo istituzionale
I blocchi stradali erano stati organizzati nell'ambito della protesta legata alla complessa vertenza dell'ex Ilva e alla critica situazione delle aziende dell'indotto. La loro rimozione è stata una diretta conseguenza dell'incontro a Palazzo di Città e del dialogo con Mantovano. Tuttavia, il nodo cruciale per i sindacati rimane la convocazione a Palazzo Chigi, considerata la sede imprescindibile per il confronto richiesto dalle sigle.
La giornata a Taranto si è dunque focalizzata su due aspetti principali: la sospensione dei presidi e l'urgente attesa di un tavolo di discussione nazionale. Il numero dei lavoratori coinvolti nei licenziamenti annunciati, pari a 2.500 unità, continua a rappresentare il cuore della questione. Le organizzazioni metalmeccaniche legano la prosecuzione della protesta all'esito delle risposte attese dalla sede governativa.
Lo stop all'area a caldo: la decisione della Corte d'Appello
A complicare ulteriormente il quadro dell'ex Ilva di Taranto si aggiunge la decisione della Corte d'Appello civile di Milano. I giudici hanno confermato il provvedimento che impone il blocco dell'area a caldo dello stabilimento, da attuarsi entro il 28 ottobre 2026.
Questa sentenza ha respinto l'istanza di sospensione presentata dai legali di Acciaierie d'Italia e dell'ex Ilva in amministrazione straordinaria, evidenziando la serietà della situazione e le sfide per l'impianto.