Il governo ha delineato ai sindacati, riuniti a Palazzo Chigi il 16 settembre 2026, la propria strategia per l’ex Ilva. L'incontro, svoltosi a Roma, ha fatto seguito alla conferma del decreto della Corte d’Appello di Milano, che stabilisce la chiusura dell’area a caldo degli impianti di Taranto. Al centro del dibattito, e destinato a essere presentato al Consiglio dei ministri nella medesima giornata, un decreto contenente misure di sostegno per i lavoratori. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha evidenziato tra i punti cardine la tutela del personale delle acciaierie e dell’indotto, proponendo un modello di cassa integrazione specificamente diverso dalla Cig per cessazione dell’attività.
La visione presentata include un fermo impegno per un futuro dell’acciaio orientato al green, con l'introduzione di forni elettrici alimentati a Dri. Parallelamente, è prevista la prosecuzione della gara per la vendita degli impianti e l'avvio di significativi progetti di reindustrializzazione dell’area di Taranto. Il provvedimento sul lavoro è concepito come un intervento urgente, fungendo da raccordo in attesa della conclusione della gara di vendita e caratterizzato da margini di flessibilità legati al suo effettivo andamento. Nel corso del confronto con le organizzazioni sindacali, Mantovano ha chiarito l'intenzione di ricorrere a un “ammortizzatore unico emergenziale”, distinguendolo esplicitamente dalla cassa integrazione per cessazione dell’impresa.
Misure di tutela per acciaieria e indotto
Il decreto in fase di elaborazione mira a introdurre tutele sociali concrete per i lavoratori dell’ex Ilva e, in egual misura, per quelli delle imprese collegate all’indotto. La copertura del provvedimento si estende, pertanto, sia al personale direttamente impiegato nelle acciaierie sia a quello delle aziende appaltatrici, un aspetto cruciale della strategia illustrata a Palazzo Chigi. L’intervento normativo è stato definito un “provvedimento-ponte”, essenziale in attesa del completamento della complessa procedura di vendita degli impianti.
Nel quadro delle iniziative a favore del lavoro, sono previsti anche strumenti efficaci per frenare i licenziamenti che potrebbero derivare dallo stop dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto, previsto dalla fine di ottobre 2026.
Il pacchetto di misure discusso dal governo comprende la cassa integrazione e altri interventi mirati alla salvaguardia del personale dell’acciaieria e dell’indotto. Per i lavoratori delle imprese appaltatrici, in particolare, l'obiettivo è scongiurare i 2.500 licenziamenti precedentemente annunciati. Il provvedimento potrebbe inoltre contemplare strumenti di accompagnamento verso l’uscita dal mondo del lavoro, qualora necessario.