Una significativa mobilitazione ha interessato la città di Taranto il 14 settembre 2026, quando un corteo congiunto di lavoratori dell’indotto ex Ilva e dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali ha raggiunto il Municipio. La protesta, culminata in un intenso sit-in, ha visto un gruppo di manifestanti bloccare temporaneamente il ponte girevole, un gesto simbolico volto a richiamare l'attenzione sulla critica situazione occupazionale. Una delegazione ha richiesto un incontro con il sindaco Piero Bitetti, mentre le sigle sindacali hanno fermamente ribadito le loro principali istanze: una convocazione urgente a Palazzo Chigi e l'immediato blocco di tutti i licenziamenti.
La mobilitazione è profondamente legata al futuro occupazionale di migliaia di persone, includendo i lavoratori diretti, quelli di Ilva in amministrazione straordinaria e del settore dell’appalto. Le organizzazioni sindacali hanno chiarito che lo stop ai licenziamenti è una condizione imprescindibile per poter riaprire un confronto costruttivo. In assenza di risposte concrete e soddisfacenti, hanno annunciato la prosecuzione delle iniziative di mobilitazione. Il fulcro della vertenza, come sottolineato dai manifestanti, è strettamente connesso alla chiusura dell’area a caldo dello stabilimento e alle gravi incertezze che gravano sui lavoratori coinvolti da questa decisione.
Le richieste sindacali: confronto e tutela occupazionale
Le sigle sindacali hanno reiterato con forza la loro richiesta di essere convocate a Palazzo Chigi, individuando nella sede governativa il luogo appropriato per un confronto risolutivo. Hanno inoltre ribadito che il blocco dei licenziamenti rappresenta la condizione sine qua non per riaprire qualsiasi discussione significativa sul futuro. Durante la protesta, i rappresentanti sindacali hanno espresso chiaramente la loro posizione: “Abbiamo la necessità di confrontarci – hanno ribadito con enfasi – non solo rispetto a quello che accadrà un secondo dopo la chiusura dell'area a caldo, ma per dare risposte concrete ai lavoratori diretti, di Ilva in amministrazione straordinaria e dell'appalto che, ad oggi, non hanno nessuna prospettiva chiara per il loro domani.”
Nel messaggio indirizzato alle istituzioni, i sindacati hanno evidenziato come la loro protesta sia interamente finalizzata alla tutela occupazionale dei lavoratori coinvolti nella vertenza.
Hanno aggiunto, con parole che riflettono la profonda preoccupazione: “Il nostro compito è quello di salvaguardare non la produzione, ormai ferma, ma il futuro di migliaia di lavoratori con le loro famiglie.” La richiesta di interlocuzione diretta con il sindaco Piero Bitetti si inserisce in questo contesto di pressante presidio davanti al Municipio di Taranto, a testimonianza della volontà di coinvolgere tutti i livelli istituzionali nella ricerca di soluzioni.
Il quadro normativo e operativo dello stabilimento
Lo stabilimento siderurgico Acciaierie d’Italia di Taranto è riconosciuto nei documenti di controllo ambientale come un impianto di interesse strategico nazionale e come un'installazione sottoposta ad autorizzazione integrata ambientale (AIA) di competenza statale.
I controlli sull’impianto sono organizzati nell’ambito dell’esercizio dell’AIA nazionale, con un aggiornamento delle attività previsto fino al 31 dicembre 2025. Questo quadro normativo sottolinea la complessità e la rilevanza strategica dell'impianto, la cui gestione è sottoposta a stringenti parametri ambientali e operativi a livello nazionale.