L'8 settembre 2026, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha partecipato allo sciopero dei lavoratori Beko presso lo stabilimento di Melano, a Fabriano (Ancona). La mobilitazione è stata indetta per il mancato rispetto dell'accordo firmato nell'aprile 2025 al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che prevedeva un piano industriale per il sito marchigiano. Schlein ha evidenziato come investimenti non realizzati, calo della produzione e riduzione dell'occupazione siano i punti centrali della vertenza.

Nel suo intervento, Schlein ha dichiarato: "Era importante per noi essere oggi al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici di Beko".

La segretaria ha collegato la protesta alla situazione critica dello stabilimento di Melano, dove erano stati promessi 62 milioni di euro di investimenti. Ha ribadito che l'intesa dell'aprile 2025 "l'azienda non sta rispettando", generando preoccupazione per il futuro industriale e occupazionale.

Le ragioni della protesta e il sostegno istituzionale

A Fabriano, Schlein ha richiamato gli impegni su produzione e occupazione. Ha denunciato una contrazione della produzione e il mancato mantenimento dei livelli occupazionali, con esuberi e ricorso alla cassa integrazione. Evidenziata una perdita di 400 euro in agosto per i cassintegrati e una chiusura dello stabilimento per sette giorni a settembre, aggravando la precarietà della situazione.

Il presidio, promosso da Fim, Fiom e Uilm, si è svolto davanti allo stabilimento Beko di Melano dopo l'assemblea sindacale. Alla mobilitazione hanno partecipato amministratori e rappresentanti istituzionali del territorio, tra cui la sindaca di Fabriano, Daniela Ghergo, assessori e consiglieri regionali. La consigliera regionale Chiara Biondi ha espresso solidarietà, ribadendo la necessità che l'azienda realizzi gli investimenti promessi e rispetti gli impegni assunti.

Gli impegni disattesi e le criticità

Il piano industriale dell'aprile 2025 prevedeva investimenti per lo stabilimento di Melano. La vertenza attuale segnala 66 esuberi e il ricorso alla cassa integrazione anche a settembre. La capacità produttiva non rispecchia gli impegni. La situazione solleva interrogativi sul futuro del sito e sulla volontà aziendale di mantenere fede agli accordi, mettendo a rischio posti di lavoro e l'indotto locale.