Il consigliere regionale di Civici Marche e vicepresidente dell’Assemblea legislativa, Giacomo Rossi, è intervenuto l’8 settembre 2026 da Ancona sulla delicata vertenza Beko che interessa il territorio di Fabriano. Rossi ha chiesto all’azienda di rispettare gli accordi sottoscritti nelle sedi istituzionali, i lavoratori e il territorio, esprimendo un netto rifiuto alla volontà aziendale di ridimensionare il distretto del bianco. Al centro delle sue preoccupazioni, il piano di investimenti previsto per garantire stabilità e prospettive industriali a lungo termine.

Nel suo intervento, Rossi ha evidenziato come il mancato avanzamento del piano di investimenti si traduca in un aumento delle ore di cassa integrazione e in un prolungato fermo produttivo. Il consigliere ha sottolineato che il piano è rimasto 'su carta'. Ha inoltre dichiarato con fermezza: 'Fabriano e la Regione Marche non ci stanno ad essere prese in giro'. Rossi ha ribadito il pieno sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori Beko e alle iniziative che la Regione intende attuare per tutelare la dignità dei lavoratori e del territorio.

Il nodo degli accordi e del piano industriale

La vertenza Beko si concentra sul divario tra gli impegni assunti nelle sedi istituzionali e la realtà produttiva del sito marchigiano.

Il richiamo di Rossi agli accordi sottolinea l'importanza del rispetto delle intese e del ruolo del distretto del bianco nel Fabrianese. Elementi centrali della critica sono la condizione dei lavoratori, l'aumento della cassa integrazione, il fermo produttivo e l'inattuazione del piano di investimenti, cruciale per stabilità e prospettive industriali.

Nel contesto della vertenza, i sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato lo stato di agitazione nello stabilimento Beko di Melano, presso Fabriano. L'8 settembre è stato indetto uno sciopero con presidio. Le organizzazioni sindacali denunciano una produzione quasi ferma e la vendita, nei negozi italiani, di piani cottura a marchio Beko prodotti all’estero.

Questa situazione si scontra con la persistente cassa integrazione e l’incertezza sui volumi produttivi nello stabilimento marchigiano. La contestazione sindacale verte su queste discrepanze, chiedendo all'azienda il rispetto degli accordi e degli investimenti per il sito di Fabriano.