A Trento, la quarta edizione degli Stati Generali del Welfare, svoltasi il 3 ottobre 2026, ha posto al centro del dibattito i temi della povertà e della vulnerabilità sociale. L'iniziativa, intitolata “Destino povertà. Quando la vulnerabilità diventa la condizione strutturale della società”, ha rivelato un quadro preoccupante per il Trentino, dove circa 50.000 persone, pari all’8,9% della popolazione, sono considerate a rischio povertà. Particolarmente allarmante è il dato relativo ai 40.000 lavoratori che, pur avendo un impiego, vivono in una condizione di “lavoro povero”, non riuscendo a mantenersi dignitosamente.
La povertà colpisce duramente anche l'infanzia, con circa 8.000 bambine e bambini trentini che si trovano in questa difficile situazione.
Gli Stati Generali del Welfare sono stati promossi da un'ampia rete di realtà del settore, tra cui Consolida, CNCA Trentino-Alto Adige, Cooperazione Trentina, CSV Trentino, Giovani Cooperazione Trentina e BIC del sociale, in collaborazione con la Consulta provinciale delle Politiche sociali. L'evento si è tenuto presso i Magazzini della cooperativa sociale Il Gabbiano e si inserisce nel contesto della 12ª Settimana dell’Accoglienza, un'iniziativa dedicata quest'anno ai temi delle sicurezze e del vivere la comunità.
La situazione sociale a livello nazionale
Durante l'incontro è stata presentata anche l'indagine FragilItalia 2026 di Ipsos Doxa, condotta a fine settembre su un campione di 800 italiani, che ha offerto uno spaccato della condizione sociale a livello nazionale.
I risultati evidenziano che il 54% degli intervistati si colloca al di sotto del ceto medio: nello specifico, il 34% rientra nel ceto medio in caduta, il 16% nel ceto fragile e il 4% nella lower class. Negli ultimi anni, il 25% degli italiani ha dichiarato di essere sceso nella scala sociale, mentre il 68% è rimasto nella stessa posizione e solo il 7% ha migliorato la propria condizione.
L'indagine ha inoltre rivelato un crescente senso di insicurezza economica: il 68% degli intervistati si sente economicamente più fragile rispetto a cinque anni prima. Un confronto significativo emerge dal dato sul ceto medio: se nel 2003 il 70% degli italiani vi si identificava, oggi questa percentuale è scesa al 37%.
Per quanto riguarda le spese quotidiane, il 39% considera il proprio stipendio insufficiente rispetto al costo della vita e il 25% fatica ad arrivare a fine mese. Le rinunce sono molteplici e toccano diversi aspetti della vita: il 48% rinuncia a vacanze e tempo libero, il 29% alla manutenzione di casa o auto, il 22% a vestiti e calzature necessari e l'8% persino ad alimenti.
Questi dati sottolineano una diffusa condizione di precarietà e la necessità di interventi mirati per contrastare la povertà e rafforzare il tessuto sociale, sia a livello locale che nazionale.