L'economia del mare in Italia si prepara ad affrontare una significativa richiesta di personale nei prossimi anni. Secondo le stime presentate da Mario Zanetti, special advisor di Confindustria per l’Economia del Mare, il settore avrà bisogno di ben 175mila nuovi lavoratori entro il 2030. Questa proiezione è stata illustrata il 3 ottobre 2026, in occasione del 66° Salone Nautico Internazionale di Genova, durante la presentazione dello studio "Yachting tourism and economic contribution", realizzato da Deloitte in collaborazione con Confindustria Nautica.

Il fabbisogno occupazionale delineato da Zanetti si articola in due componenti principali: circa 120mila posizioni saranno necessarie per sostituire i lavoratori prossimi al pensionamento, mentre le restanti 50mila unità rappresenteranno nuovi posti di lavoro, strettamente legati all'evoluzione tecnologica e alle nuove esigenze emergenti nel comparto. Un aspetto cruciale evidenziato riguarda il divario persistente tra le competenze richieste dal mercato e quelle attualmente offerte dal sistema formativo, una problematica che richiede interventi mirati e tempestivi.

La sfida delle competenze nel settore della cantieristica

Il problema della carenza di competenze si manifesta con particolare acutezza nel comparto della cantieristica.

In questo settore, infatti, una percentuale elevatissima, pari al 43% delle posizioni ricercate, rimane scoperta. Questo dato è quasi il doppio rispetto alla media generale dell'economia del mare, sottolineando una criticità che incide profondamente sulla capacità produttiva e innovativa del settore. Zanetti ha rimarcato come sia indispensabile investire con decisione sulle competenze, un fattore determinante per la crescita dei lavoratori, la competitività delle imprese, lo sviluppo dei territori e l'efficienza delle intere filiere produttive.

Il quadro presentato al Salone Nautico ha inoltre evidenziato il ruolo trainante della nautica, che da sola coinvolge quasi 200mila addetti. È stato sottolineato che ogni occupato nella produzione nautica genera un effetto moltiplicatore significativo, attivando altri nove posti di lavoro lungo l'intera filiera.

La difficoltà nel coprire le posizioni vacanti, in particolare nella cantieristica, assume quindi una rilevanza strategica per il buon funzionamento dell'intera catena del valore e per il mantenimento del contributo occupazionale complessivo del settore.

Il valore strategico e le priorità della blue economy

L'economia del mare, nel suo complesso, rappresenta un pilastro fondamentale per l'Italia. Il settore contribuisce per oltre l'11% al Prodotto Interno Lordo (PIL) nazionale, generando un valore aggiunto di circa 225 miliardi di euro e impiegando più di 1,1 milioni di lavoratori. I dati mostrano che la blue economy sta crescendo a una velocità quasi doppia rispetto al resto dell'economia italiana, registrando anche trend occupazionali più dinamici e marcati.

Il rapporto sull'Economia del Mare del 2026 descrive la blue economy come una vasta piattaforma che integra diversi comparti strategici, tra cui la cantieristica, la logistica marittima e l'intera filiera ittica. Le profonde trasformazioni in atto nel settore sono strettamente connesse alla transizione energetica e alla digitalizzazione. In questo contesto, Confindustria ha identificato tre priorità chiave per sostenere e sviluppare ulteriormente l'economia del mare: il potenziamento di vettori e flotte, lo sviluppo di infrastrutture portuali integrate e, come già evidenziato, l'investimento mirato nelle competenze.