Milano. Per la seconda volta, da quando è stata ripristinata la 'culla della vita' alla clinica Mangiagalli, alle 16 e 30 circa è suonato l'allarme. Fabio Mosca, primario di Terapia intensiva e Neonatalogia, si è recato immediatamente nella stanza e, nell'incubatrice che rappresenta una moderna versione della 'Ruota degli esposti', ha trovato un maschietto dai tratti orientali di circa due mesi.
Il bimbo trovato nella 'culla della vita' alla Mangiagalli, pesa sei chili
Accanto a lui è stato trovato un biglietto con una data, 20 novembre 2015 (certamente di nascita), oltre all'etichetta del latte con cui è stato nutrito e un foglio delle vaccinazioni.
Il medico che si è subito occupato del bimbo ha commentato: 'Questi oggetti dimostrano che la madre non aveva i mezzi necessari per occuparsene, scegliere di separarsene per lei dev'essere stato molto doloroso'. In attesa che il tribunale dei minori decida l'adottabilità, il piccolo è stato chiamato Giovanni ('il nome di mio figlio', spiega Fabio Mosca). La culla della vita, istituita nel 2007 alla clinica Mangiagalli di Milano, è una struttura in cui le madri con gravi difficoltà economiche, sociali o psicologiche, possono lasciare in sicurezza e completo anonimato i neonati,tutelandoli ed assicurandogli il diritto di vivere. Era il 2012 quando arrivò il primo bimbo: aveva una settimana di vita e fu chiamato 'Mario' in onore di Santa Maria Goretti, della quale quel giorno si festeggiava la ricorrenza; nella culla fu trovato un biberon colmo di latte materno.
Alla clinica arrivarono moltissime telefonate per l'adozione
Due vicende finite bene, pur immaginando quanto deve essere stato doloroso per le madri prendere questa difficile (ma coraggiosa) decisione. Tutto il contrario di quanto è accaduto a Fiorano Modenese, dove è stato trovato in un cassonetto dell'immondizia un bimbo senza vita partorito da una nigeriana ventenne. Sulla triste vicenda si sta ancora indagando. In casi come questi la legge italiana permette alle madri sia di non riconoscere, sia di lasciare il bimbo nell'ospedale dopo averlo partorito, mentre l'identità di chi l'ha messo al mondo rimarrà per sempre segreto: 'Nato da donna che non consente di essere nominata', questo risulterà scritto nell'atto di nascita del neonato.Del bimbo, o della bimba, si occuperanno i servizi sociali competenti.