Pietro Maso è da oggi un uomo libero. Ha pagato i conti con la giustizia l'uomo che uccise entrambi i genitori per motivi economici, con un rabbia ed una ferocia inaudite; ora è a tutti gli effetti un uomo libero e si scatena il dibattito tra chi ammette la possibilità di una redenzione e di una riabilitazione anche per delitti così efferati e chi invece considera Pietro Maso ancora pericoloso e giudica quindi assurdo credere ad un suo reale cambiamento.

Pietro Maso, durante la sua lunga detenzione, per lo più scontata nel carcere milanese di Opera, ha seguito un programma di riabilitazione fatto di sedute psicologiche e psichiatriche a da colloqui lunghissimi con parecchi religiosi, tra cui il più vicino a Maso è stato sicuramente il cappellano del carcere di Opera, don Marcellino Brivio, che ha fornito però un quadro non proprio rassicurante del cammino percorso da Pietro Maso.

Don Marcellino ha parlato di Pietro Maso come di una persona che non ha ancora fatto definitivamente i conti con l'orrore da lui scatenato, di un individuo che il carcere non ha segnato fino in fondo, come accaduto per altri rei che don Marcellino ha seguito; in sostanza, don Marcellino da un giudizio negativo sul processo di riabilitazione seguito da Pietro Maso, mettendo in dubbio il suo reale pentimento.

Le parole di Don Marcellino, poiché proferite dalla persona che è stata più vicina a Maso in questi lunghi anni, alimentano tra l'opinione pubblica il pensiero di quanti si professano scettici sul ravvedimento del duplice omicida. Parole che hanno un peso ancora maggiore perché proferite da un uomo di Chiesa, quindi per natura propenso al perdono ed alla clemenza nei giudizi.

Ora per Pietro Maso non è comunque del tutto finita il rapporto con la polizia giudiziaria, poiché dovrà continuare a seguire degli intensi programmi riabilitativi anche fuori dalle strutture carcerarie, ma sicuramente l'uomo godrà di una certa libertà d'azione e di movimento e tutti sperano che ne faccia buon uso.