In questi ultimigiorni si sono consumati due eventi di portata storica: i 50 anni dalla morte di John Fitzgerald Kennedy, presidente USA tragicamente ucciso aDallas nel 1963 e la decadenza diSilvio Berlusconi da senatore dellarepubblica.

John Fitzgerald Kennedy

Il primo fu subitoconsiderato un capolavoro dell'espressione politica americana degli annisessanta, il secondo fu subito considerato degno di attenzione da parte della Magistratura. Nel tempo in cui Kennedyvisse e operò come capo dello Stato più potente del mondo non si obiettò maisulla sua grandezza. Tutti salutarono in lui l'uomo del futuro, dei cambiamenti,del sogno americano.

Le origini del mito

Soltanto molti decennidopo, dopo anche l'assassinio del fratello Robertnel 1968, l'incidente di Chappaquiddicknel 1969, in cui perse la vita la giovane segretaria Mary Jo Kopechne, chesegnerà per sempre la vita e la carriera politica di Ted, si cominciò a dubitare della grandezza diquesta famiglia così potente e il cui patriarca, tessitore di tutto il poterelecito e non, rese una famiglia di immigrati irlandesi il clan familiare più influenteche l'America abbia mai avuto.

I rapporti con mafia e donne

Non si possono negarei rapporti con la mafia che contribuì alla fortuna economica del vecchio Josephe che fece eleggere John alla CasaBianca. Solo molto dopo si seppe dei torbidi legami amorosi dell'affascinantepresidente, afflitto da priapismomentale, che lo spinse anche fra le braccia di Marylin Monroe la cui morte proietta un'ombra sui Kennedy.

Che dire di Ted Kennedy, oggetto di una giustiziaper niente uguale per tutti che lascio a Chappaquiddick tutti i sogni di unprincipe designato mai diventato re? Una famiglia potente per decenni maperseguitata dalla sfortuna, che ha goduto di una fama molto spesso immeritatae il cui perdurare sulla scena politica ha rappresentato il vero limite diaspettative mai realizzate.

Muro di Berlino

Non è la sede per unriesame delle cantonate prese dai fratelli Kennedy, o dell'imperizia di alcunicomportamenti, Baia dei Porci docet,né per riportare con enfasi la famosa frase pronunciata a Berlino vicino a quelmuro costruito per separare, reprimere, differenziare, edificato proprio duranteil suo mandato di presidente.

Berlusconi decaduto

Noi italiani abbiamouna predilezione per i miti altrui e per la smitizzazione del made in Italy.Non è una questione meramente politica, mi riferisco agli innegabili successi spessonon considerati, ottenuti dall'imprenditoreBerlusconi in tutti i settori in cui abbia operato. Lo stesso movimento di Grillo,così osannato da alcuni giornalisti già pentiti, non è che una brutta copia diquello che fece Berlusconi nel 1994.

Berlusconi e i magistrati

L'ex premier è stato oggetto da subito delle cure asfissianti di una giustizia malata di protagonismo epersonalismi esasperati. Non ho memoria a tal proposito, di processi alla mafiao alle brigate rosse o a serial killerche abbiano goduto della conclusione dei tre gradi di giudizio previsti dallalegge italiana, in soli otto mesi.

Berlusconi e le donne

C'è chi addebital'inizio della fine allo stesso Berlusconi,ma la fine è cominciata in famiglia. Iniziò con la lettera che Veronica Lario spedìal quotidiano La Repubblica che scoperchiava una pentola mai più richiusa. Dietrola caduta di un grande uomo ci sono spesso il rancore e la sete di vendetta diuna donna delusa e tradita. Certo Berlusconici ha messo del suo, è stato perfino ingenuo nel fidarsi di tutti e nello sfidare la sorte.Errore gravissimo in un paese che vive le proprie ossessioni tra le lenzuolaaltrui e che non vede mai il palo nel proprio occhio, ma sempre la pagliuzza altrui.

La morte violenta fa il mito?

Infine, se Berlusconi fosse morto nell'attentato diMilano, sarebbe un mito come Kennedy o se la sarebbe meritata?

Temofortemente che la risposta cinica e masochista, tipicamente italiana, per troppisarebbe la seconda.

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