Sono ormai quattro giorni che si parla del taglio dello stipendio ai manager pubblici. "Non è possibile" sostiene Renzi "che l'ad di una società guadagni mille volte in più dell'ultimo operaio". Affermazione quasi pacificatoria con Susanna Camusso dopo le affermazioni del Premier che aveva definito la segretaria Cgil e Squinzi "la strana coppia". La stessa Camusso aveva parlato riguardo la necessità di "chiudere la forbice fra le retribuzioni dei manager e quelle dei lavoratori" (Repubblica). Dal canto suo, Moretti resta fermo sulle sue posizioni: se il suo stipendio (850mila euro all'anno) verrà tagliato, se ne andrà.

Oggi il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, ha sollevato l'ipotesi di complotto. Renzi starebbe infatti aiutando gli amici Della Valle e Montezemolo a fare fuori l'arcinemico per destabilizzare il monopolio di Fs e spianare la strada a Ntv e al progetto Italo, in concorrenza con l'Alta Velocità. "Nel governo Renzi tutto è possibile" scrive Sallusti "È possibile sputtanare uno dei pochi manager pubblici di valore, Mauro Moretti, un comunista alla rovescia: detestato dai lavoratori pendolari, ma amato dai borghesi che finalmente possono attraversare l'Italia su treni veloci, puliti e in orario" (Giornale). Già verrebbe da interrogarsi sulla curiosa definizione di "comunista alla rovescia", un po' come se un lavoratore fosse definito un "manager al contrario", ma certe definizioni sono ormai solo sallustiane; il bello arriva quando suppone che Renzi abbia un accanimento verso lo stipendio di Moretti per costringerlo alle dimissioni, senza contare che due frasi prima scriveva che tagliare lo stipendio fosse una cosa comprensibile.

Insomma, tagliare va bene, ma se si trova opposizione e si ritenta non va bene.. Accanimento. Non conta nemmeno il fatto che sia stato il manager a parlare di dimissioni, non v'è stato alcun aut aut come "O si abbassa lo stipendio o viene allontanato". Tutto un complotto insomma, una sfida sui treni di lusso. Ma, se fosse vero (e ne dubito), starebbero combattendo su una rete nazionale accessibile a tutti, o su una rete satellitare oscurata ai più?

Mi spiego: Trenitalia non viene vista male perché ha pochi treni di lusso, puliti e puntuali. Trenitalia è contestata dai più (dai ricchi al contrario, per capirci), dai lavoratori pendolari. Viene vista male perché i treni per i comuni mortali sono sporchi e quasi sempre in ritardo. Non sono qui per fare un'analisi delle abilità manageriali di Moretti: tante responsabilità sono da attribuire alle gestioni precedenti, ma tante cose riguardano sempre il buon senso.

I conti devono tornare, ma un bilancio sano deve trasformarsi in servizio serio. È inutile competere con Italo per il trasporto dei passeggeri facoltosi, se poi milioni di pendolari hanno un servizio scadente.

Le Ferrovie dello Stato dovrebbero tutelare anzitutto i cittadini, i lavoratori costretti a disagi quotidiani, e poi, se i conti lo permettono, proporre un servizio extra; ma se questo c'è quando i treni regionali fanno perdere le coincidenze per arrivare in orario a scuola o al lavoro, è inutile. Sarebbe come affrescare una cappella non ancora terminata, o comprare il top player in attacco quando in difesa e a centrocampo ci sono giocatori di Serie B.

Ultima considerazione sullo stipendio.

Chi occupa posizioni alte ha ruoli più delicati, rischi più elevati (ammesso ci siano davvero rischi per i dirigenti pubblici in caso di fallimento), ed è giusto che guadagni una cifra superiore, questo nessuno lo mette in dubbio. Il lavoro di bilancio svolto è positivo, Moretti non è un incapace, e anche questo nessuno lo mette in dubbio. Quel che viene messo in dubbio è la moralità ed il senso civico. Nell'antica Atene i più facoltosi facevano a gara per finanziare gli spettacoli teatrali per il popolo (anche per lustro, senza dubbio), in guerra finanziavano per la maggior parte gli armamenti e la costruzione delle navi. Sarebbe impossibile e sbagliato fare paragoni con società di 2.500 anni fa (anche se apparteniamo alla stessa specie), ma oggi una cosa del genere sarebbe impensabile.

Credo però che un po' di quel senso di bene comune sarebbe da recuperare. Con la metà del suo stipendio vivrebbe nel medesimo lusso. In una situazione normale sarebbe in linea con gli altri manager europei, ma non siamo in una situazione normale: la crisi c'è ancora, e tutti dobbiamo alzarci e aiutare: il contributo di chi può fare di più, ora, è un dovere democratico, non una "beneficenza patriarcale" (considerazione analoga a quella espressa dal Der Spiegel sul caso Hoennes -ex calciatore e dirigente del Bayern Monaco- e la sua frode fiscale). Insomma, sallustiano accanimento o no, una dimostrazione di sacrificio (se anche solo la metà di 850mila euro l'anno può definirsi sacrificio) per il collettivo avrebbe dato a tutti un minimo segnale: ci siamo anche noi.

Un minimo segnale, anche solo per dimenticarci che la mattina siamo arrivati tardi al lavoro per una coincidenza sbagliata.

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